In questi ultimi giorni la stampa locale si è nuovamente occupata del caso ASCO e della richiesta rivolta agli utenti da parte di Publiacqua di provvedere al pagamento delle bollette rimaste inevase per inadempienza della ditta recapitista (la ASCO) che le aveva regolarmente riscosse dai condòmini.
Ed altrettanto puntualmente più di un politico locale – per la verità di opposizione in quanto la maggioranza si è guardata bene dall’esprimere qualsiasi opinione – è intervenuto sulla questione ribadendo l’assurdità della pretesa dell’ente erogatore vista la responsabilità (civile e penale) della ASCO ma guardandosi bene – tutti – dal rimarcare che sotto l’aspetto giuridico la decisione di Publiacqua è assolutamente inattaccabile alla luce del regolamento e del contratto che l’azienda stipula con il condominio e non con la ditta letturista.
Nessuno, assolutamente nessuno, si è preoccupato di fare in modo che la politica prendesse atto, finalmente verrebbe da dire, della necessità di intervenire decisamente – senza se e senza ma – per cambiare definitivamente questo stato di cose che puntualmente si ripresenta quando questi intermediari creano questo tipo di problema.
Non si riesce a capire, e più volte l’abbiamo ribadito nei nostri interventi su queste pagine, perché non sia possibile instaurare un rapporto diretto fra le aziende erogatrici del servizio (Publiacqua nel nostro caso) ed i singoli condomini eliminando quindi la necessità – sarebbe meglio dire l’obbligatorietà – del ricorso ad intermediari che ovviamente portano ad una riduzione della trasparenza e ad un aumento del rischio di perdita di grosse somme per pagamenti effettuati dall’utente ma non riversati a Publiacqua.
Il tutto, naturalmente, senza che le ditte che svolgono questo servizio siano obbligate da un qualche regolamento, statuto, accordo fra le parti o qualsiasi altro documento al rilascio di una garanzia sotto forma di polizza fideiussoria sufficientemente atta a garantire il condòmino/consumatore che si dovesse trovare in queste incresciose situazioni.
Si è preferito cavalcare la notizia per motivi politici ma si è accuratamente evitato (ma fino a che punto il problema è conosciuto da sindaci, assessori e consiglieri vari?) di mettere sul tavolo un sistema che – ci sia permessa la battuta – fa acqua da tutte le parti e richiederebbe da tempo – molto tempo – una revisione totale in linea con la richiesta di trasparenza del servizio pubblico (o parzialmente tale) e, perché no, con l’adozione di nuove tecnologie alle quali demandare l’instaurazione di nuovi rapporti fra cittadino/utente e servizio pubblico.
Perché non si è mai chiesto da parte della politica, noi nel nostro piccolo l’abbiamo fatto, incontri e dibattiti con gli enti locali, le aziende partecipate (in questo caso Publiacqua), le associazioni di categoria e i Difensori civici – figura purtroppo abolita e prossima alla sparizione – finalizzati a studiare nuove soluzioni? Ancora una volta si è preferito rimanere al piccolo orizzonte evitando accuratamente di affrontare alla radice il problema. E' stata scelta la strada più facile ma si rischia di perdere ancora di più la fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini. Complimenti per la lungimiranza!!
giovedì 29 aprile 2010
martedì 2 marzo 2010
«Attenti agli onorari troppo bassi»
Antonio Esposito (Confedilizia) su Metropoli aveva denunciato il “rischio mazzetta”. «Chi chiede poco, arrotonda in altri modi»
FRANCESCO PINI
Ammette che il fenomeno esiste. Anzi, lo aveva già ammesso nel suo intervento su Metropoli di venerdì scorso. Antonio Esposito, delegato di Confedilizia di Campi Bisenzio e Signa, scriveva che c’è «un aspetto che a prima vista potrebbe essere considerato secondario ed invece sta diventando sempre più una forma di malcostume e di comportamento eticamente scorretto nei confronti dei condomini ed ancora di più verso quegli amministratori che hanno ritenuto – con comportamenti corretti – di valorizzare la professione rifiutando la logica delle “mazzette” sui lavori e/o servizi».
Dunque Confedilizia ammette che il fenomeno esiste: ma che possono fare i condomini per tutelarsi? Chiedere copia della fattura?
«Se si conteggia un servizio chiaramente inesistente la copia della fattura può servire, ma se c’è solo un preventivo maggiorato di una percentuale del 10%, è difficile che i condomini vadano a controllare e che comunque riescano a dimostrare qualcosa».
Lei però ha scritto che proprio i condomini dovrebbero essere i primi a darsi una svegliata: in che senso, se è così difficile scoprire i raggiri?
«Ci vuole un’attenzione preliminare: con la crisi di oggi c’è una corsa a cercare l’amministratore con l’onorario più basso. E’ ovvio che i cittadini fanno bene a scegliere il servizio più economico, ma quando ci sono ribassi eccessivi devono stare in guardia: chi chiede troppo poco, spesso arrotonda con metodi scorretti. La conseguenza è doppia: da una parte il costo del servizio per il condominio è maggiore di quanto appare, dall’altra c’è un danno per l’erario perché si incassa 8mila e si dichiara mille, perché gli altri 7mila entrano in modo illecito».
Quindi che devono fare i condomini?
«Non devono gettarsi a capofitto sull’offerta più bassa, devono premiare la correttezza, isolare quella forma di “corruzione” che alla fine è un danno per tutti».
E chi altri deve agire per contrastare il fenomeno?
«Servono più controlli fiscali, soprattutto quando è lampante che gli onorari degli amministratori di condominio sono troppo bassi per giustificare i costi di uno studio professionale, oppure quando risulta che un professionista ha un reddito più basso del suo dipendente. In questi casi è altamente probabile che ci siano degli “arrotondamenti” non leciti».
Il ruolo degli artigiani?
«Anche loro hanno delle responsabilità, dovrebbero rifiutarsi di lavorare per chi pretende dei compensi “extra”».
Gli amministratori di condominio che operano in provincia di Firenze oggi sono qualche centinaio: circa trecento sono quelli iscritti alle associazioni di categoria, più altri non iscritti e una schiera difficilmente quantificabile di professionisti che svolgono anche questa occupazione come secondo lavoro, nei “ritagli” di tempo.
da Metropoli Campi Bisenzio-Signa
FRANCESCO PINI
Ammette che il fenomeno esiste. Anzi, lo aveva già ammesso nel suo intervento su Metropoli di venerdì scorso. Antonio Esposito, delegato di Confedilizia di Campi Bisenzio e Signa, scriveva che c’è «un aspetto che a prima vista potrebbe essere considerato secondario ed invece sta diventando sempre più una forma di malcostume e di comportamento eticamente scorretto nei confronti dei condomini ed ancora di più verso quegli amministratori che hanno ritenuto – con comportamenti corretti – di valorizzare la professione rifiutando la logica delle “mazzette” sui lavori e/o servizi».
Dunque Confedilizia ammette che il fenomeno esiste: ma che possono fare i condomini per tutelarsi? Chiedere copia della fattura?
«Se si conteggia un servizio chiaramente inesistente la copia della fattura può servire, ma se c’è solo un preventivo maggiorato di una percentuale del 10%, è difficile che i condomini vadano a controllare e che comunque riescano a dimostrare qualcosa».
Lei però ha scritto che proprio i condomini dovrebbero essere i primi a darsi una svegliata: in che senso, se è così difficile scoprire i raggiri?
«Ci vuole un’attenzione preliminare: con la crisi di oggi c’è una corsa a cercare l’amministratore con l’onorario più basso. E’ ovvio che i cittadini fanno bene a scegliere il servizio più economico, ma quando ci sono ribassi eccessivi devono stare in guardia: chi chiede troppo poco, spesso arrotonda con metodi scorretti. La conseguenza è doppia: da una parte il costo del servizio per il condominio è maggiore di quanto appare, dall’altra c’è un danno per l’erario perché si incassa 8mila e si dichiara mille, perché gli altri 7mila entrano in modo illecito».
Quindi che devono fare i condomini?
«Non devono gettarsi a capofitto sull’offerta più bassa, devono premiare la correttezza, isolare quella forma di “corruzione” che alla fine è un danno per tutti».
E chi altri deve agire per contrastare il fenomeno?
«Servono più controlli fiscali, soprattutto quando è lampante che gli onorari degli amministratori di condominio sono troppo bassi per giustificare i costi di uno studio professionale, oppure quando risulta che un professionista ha un reddito più basso del suo dipendente. In questi casi è altamente probabile che ci siano degli “arrotondamenti” non leciti».
Il ruolo degli artigiani?
«Anche loro hanno delle responsabilità, dovrebbero rifiutarsi di lavorare per chi pretende dei compensi “extra”».
Gli amministratori di condominio che operano in provincia di Firenze oggi sono qualche centinaio: circa trecento sono quelli iscritti alle associazioni di categoria, più altri non iscritti e una schiera difficilmente quantificabile di professionisti che svolgono anche questa occupazione come secondo lavoro, nei “ritagli” di tempo.
da Metropoli Campi Bisenzio-Signa
Etichette:
amministratore di condominio,
Condominio,
mazzette,
prezzi bassi,
tangenti
venerdì 17 luglio 2009
Provincia di Firenze: un provvedimento importante!
Non sempre siamo stati teneri con gli enti locali, né abbiamo fatto sconti per la Provincia di Firenze, intervenendo in modo critico quando i provvedimenti o le decisioni assunte erano contrastanti, a nostro parere, con gli interessi degli iscritti a Confedilizia, in particolare e con quelli dei proprietari di case in generale.
Questa volta, a dimostrazione della correttezza e coerenza dell’operato dell’Associazione, dobbiamo rivolgere un plauso ed un riconoscimento proprio all'Ente provinciale, che, sicuramente fra le poche in Italia se non l'unica, si appresta ad erogare dei contributi a fondo perduto per gli interventi di contabilizzazione del calore negli edifici in condominio dotati di impianto termico centralizzato. Finalmente un'Istituzione che ha compreso l’importanza di questo tipo di soluzione tecnica che, praticamente, consente di realizzare una sorta di impianto autonomo evitando gli sprechi tipici degli immobili in condominio il cui riscaldamento centralizzato funziona a “ruota libera” e cioè senza alcuna possibilità di limitazione delle temperature nei vari ambienti delle singole unità immobiliari. Per questo motivo, oltre alla mancanza di un vero e proprio bilanciamento delle superfici radianti nei singoli appartamenti, assistiamo spesso nella stagione invernale al fenomeno ingiustificabile di finestre aperte e, logicamente, impianti in funzione con sprechi enormi di risorse economiche che, peraltro, vanno a carico dell’intera comunità condominiale.
Si è capito da parte della Provincia che questo semplice e relativamente poco costoso sistema avrebbe consentito di eliminare questi inconvenienti, portando ad un generale abbassamento dei consumi e ad una riduzione delle emissioni nell’atmosfera, oltre a contribuire a migliorare le condizioni ambientali. Un aiuto economico ed un incentivo tesi a favorire – verrebbe da dire finalmente – la riduzione degli sprechi- e del malcostume, aggiungiamo noi- nella gestione degli impianti di riscaldamento centralizzati con risultati che in alcune realtà già realizzate sono andati oltre le più rosee previsioni arrivando ad una riduzione dei consumi di oltre il 23%.
Spiace dover rilevare che analoga sensibilità non sia stata dimostrata dal Governo, il quale ha riconosciuto per questa tipologia di intervento gli incentivi fiscali con la detrazione del 55% della spesa sostenuta (anziché del 36% vigenti per le ristrutturazioni) finalizzati al contenimento energetico solo nel caso possa essere dimostrato almeno un valore percentuale minimo conseguente alla realizzazione. Evidentemente, ciò richiederebbe ulteriori spese tecniche che di fatto rendono nullo o lo limitano considerevolmente l’ulteriore beneficio dell’aliquota superiore di detrazione.
Eppure sembra facilmente comprensibile, anche ad un profano della materia, che a fronte di una spesa contenuta (nell’ordine di circa 900 euro per un appartamento con sei radiatori) per la realizzazione della contabilizzazione del calore si ottiene un risultato apprezzabile e significativo sia in termini della riduzione dei consumi che della tutela ambientale. Per questo rivolgiamo un sincero apprezzamento per l’iniziativa della Provincia di Firenze che, ci auguriamo, sia riproposta anche per gli anni successivi.
Questa volta, a dimostrazione della correttezza e coerenza dell’operato dell’Associazione, dobbiamo rivolgere un plauso ed un riconoscimento proprio all'Ente provinciale, che, sicuramente fra le poche in Italia se non l'unica, si appresta ad erogare dei contributi a fondo perduto per gli interventi di contabilizzazione del calore negli edifici in condominio dotati di impianto termico centralizzato. Finalmente un'Istituzione che ha compreso l’importanza di questo tipo di soluzione tecnica che, praticamente, consente di realizzare una sorta di impianto autonomo evitando gli sprechi tipici degli immobili in condominio il cui riscaldamento centralizzato funziona a “ruota libera” e cioè senza alcuna possibilità di limitazione delle temperature nei vari ambienti delle singole unità immobiliari. Per questo motivo, oltre alla mancanza di un vero e proprio bilanciamento delle superfici radianti nei singoli appartamenti, assistiamo spesso nella stagione invernale al fenomeno ingiustificabile di finestre aperte e, logicamente, impianti in funzione con sprechi enormi di risorse economiche che, peraltro, vanno a carico dell’intera comunità condominiale.
Si è capito da parte della Provincia che questo semplice e relativamente poco costoso sistema avrebbe consentito di eliminare questi inconvenienti, portando ad un generale abbassamento dei consumi e ad una riduzione delle emissioni nell’atmosfera, oltre a contribuire a migliorare le condizioni ambientali. Un aiuto economico ed un incentivo tesi a favorire – verrebbe da dire finalmente – la riduzione degli sprechi- e del malcostume, aggiungiamo noi- nella gestione degli impianti di riscaldamento centralizzati con risultati che in alcune realtà già realizzate sono andati oltre le più rosee previsioni arrivando ad una riduzione dei consumi di oltre il 23%.
Spiace dover rilevare che analoga sensibilità non sia stata dimostrata dal Governo, il quale ha riconosciuto per questa tipologia di intervento gli incentivi fiscali con la detrazione del 55% della spesa sostenuta (anziché del 36% vigenti per le ristrutturazioni) finalizzati al contenimento energetico solo nel caso possa essere dimostrato almeno un valore percentuale minimo conseguente alla realizzazione. Evidentemente, ciò richiederebbe ulteriori spese tecniche che di fatto rendono nullo o lo limitano considerevolmente l’ulteriore beneficio dell’aliquota superiore di detrazione.
Eppure sembra facilmente comprensibile, anche ad un profano della materia, che a fronte di una spesa contenuta (nell’ordine di circa 900 euro per un appartamento con sei radiatori) per la realizzazione della contabilizzazione del calore si ottiene un risultato apprezzabile e significativo sia in termini della riduzione dei consumi che della tutela ambientale. Per questo rivolgiamo un sincero apprezzamento per l’iniziativa della Provincia di Firenze che, ci auguriamo, sia riproposta anche per gli anni successivi.
venerdì 10 luglio 2009
Quando la correttezza è quella che conviene
Nel corso del giornale dell’emittente locale Lady Radio del 7 Luglio 2009 il neo-sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha rimarcato – giustamente dobbiamo dire – che per combattere il fenomeno dei venditori abusivi stranieri (extra comunitari e non) bisognerebbe cominciare a colpire non solo chi produce oggetti contraffatti, ma anche coloro - italiani soprattutto - che affittano a prezzi esorbitanti gli appartamenti “a nero” a queste persone, speculando sulla loro necessità di ottenere un alloggio che non di rado viene condiviso da un numero spropositato di inquilini.
Se è vero che questa affermazione risponde alla realtà – e Confedilizia ha sempre combattuto tale fenomeno, assolutamente ingiustificabile – il Sindaco dovrebbe ricordare che la nostra Associazione (che rappresenta la piccola proprietà diffusa e non le grosse immobiliari) ha aderito e sottoscritto, insieme alle organizzazioni degli inquilini ed all’Amministrazione comunale, un protocollo d’intesa che prevede il rimborso dell’I.C.I. (imposta comunale sugli immobili) ai proprietari che cederanno in locazione un appartamento, alle condizioni previste dall’articolo 2 della legge 431/98, senza incrementare il canone rispetto al precedente accordo del 2004.
Lo dovrebbe ricordare perché ormai da troppi anni i piccoli proprietari sono stati costretti, termine assolutamente giusto e pertinente, a farsi carico del problema della casa per tutti quei cittadini che non hanno potuto (ed anche voluto) acquistarne una per motivi soprattutto economici e che, ancora di più oggi, sono esclusi dalla possibilità di accedere al mercato immobiliare privato. Chi aveva investito i propri risparmi per ottenere un reddito integrativo del salario e/o pensione si è visto vanificare tutti i sacrifici fatti e le rinunce sopportate. Ciò è avvenuto prima con il provvedimento - iniquo ed inaccettabile - dell’equo canone, poi con i canoni agevolati ed infine con gli assurdi tempi degli sfratti per morosità. Questi ultimi, peraltro, continuamente bloccati da provvedimenti governativi, che rendono la proprietà priva di reddito - ma tassata comunque e salatamente. Al contrario, coloro che avevano preferito investire il proprio denaro in titoli di stato hanno avuto una sorte decisamente migliore.
Eppure, sarebbe bene ricordare che in entrambi i casi ci troviamo di fronte a dei cittadini che in qualche modo hanno aiutato il nostro Paese; l’uno (titoli di stato) a sostenere le spese per investimenti e per aiutare il bilancio dello stato, gli altri (i proprietari di immobili) a risolvere il problema abitativo per coloro ai quali lo stato stesso non è mai stato in grado di dare un aiuto concreto ed esaustivo.
Ed allora, a nostro modesto parere, il Sindaco Renzi dovrebbe sì sottolineare la piaga degli affitti “a nero”, ma dovrebbe tenere presente il dovere di riconoscere la preziosa collaborazione di chi ha messo a disposizione un proprio bene per aiutare il Comune di Firenze a limitare il problema della carenza di alloggi pubblici intervenendo per eliminare l’assurdità di far pagare l’I.C.I. a questi proprietari, restituendola poi a tempo e comodo. Sarebbe un bel modo per iniziare il proprio mandato!
Se è vero che questa affermazione risponde alla realtà – e Confedilizia ha sempre combattuto tale fenomeno, assolutamente ingiustificabile – il Sindaco dovrebbe ricordare che la nostra Associazione (che rappresenta la piccola proprietà diffusa e non le grosse immobiliari) ha aderito e sottoscritto, insieme alle organizzazioni degli inquilini ed all’Amministrazione comunale, un protocollo d’intesa che prevede il rimborso dell’I.C.I. (imposta comunale sugli immobili) ai proprietari che cederanno in locazione un appartamento, alle condizioni previste dall’articolo 2 della legge 431/98, senza incrementare il canone rispetto al precedente accordo del 2004.
Lo dovrebbe ricordare perché ormai da troppi anni i piccoli proprietari sono stati costretti, termine assolutamente giusto e pertinente, a farsi carico del problema della casa per tutti quei cittadini che non hanno potuto (ed anche voluto) acquistarne una per motivi soprattutto economici e che, ancora di più oggi, sono esclusi dalla possibilità di accedere al mercato immobiliare privato. Chi aveva investito i propri risparmi per ottenere un reddito integrativo del salario e/o pensione si è visto vanificare tutti i sacrifici fatti e le rinunce sopportate. Ciò è avvenuto prima con il provvedimento - iniquo ed inaccettabile - dell’equo canone, poi con i canoni agevolati ed infine con gli assurdi tempi degli sfratti per morosità. Questi ultimi, peraltro, continuamente bloccati da provvedimenti governativi, che rendono la proprietà priva di reddito - ma tassata comunque e salatamente. Al contrario, coloro che avevano preferito investire il proprio denaro in titoli di stato hanno avuto una sorte decisamente migliore.
Eppure, sarebbe bene ricordare che in entrambi i casi ci troviamo di fronte a dei cittadini che in qualche modo hanno aiutato il nostro Paese; l’uno (titoli di stato) a sostenere le spese per investimenti e per aiutare il bilancio dello stato, gli altri (i proprietari di immobili) a risolvere il problema abitativo per coloro ai quali lo stato stesso non è mai stato in grado di dare un aiuto concreto ed esaustivo.
Ed allora, a nostro modesto parere, il Sindaco Renzi dovrebbe sì sottolineare la piaga degli affitti “a nero”, ma dovrebbe tenere presente il dovere di riconoscere la preziosa collaborazione di chi ha messo a disposizione un proprio bene per aiutare il Comune di Firenze a limitare il problema della carenza di alloggi pubblici intervenendo per eliminare l’assurdità di far pagare l’I.C.I. a questi proprietari, restituendola poi a tempo e comodo. Sarebbe un bel modo per iniziare il proprio mandato!
Iscriviti a:
Post (Atom)