giovedì 5 febbraio 2009

Edilizia in crisi. E non si riprenderà presto

L’anno che si è appena chiuso ha segnato una crisi profonda delle compravendite immobiliari, che da circa 805.000 del precedente anno 2007 sono scese a 650.000 del 2008 con una flessione di circa il 20%, come risulta da un’indagine condotta dal Corriere della Sera. Contemporaneamente scendono i prezzi delle case, che, tuttavia, non subiscono un crollo, ma le vendite sono estremamente fredde anche se l’Euribor è sceso in modo talmente rilevante da raggiungere i minimi storici – anche se i tassi dei mutui variabili non fanno altrettanto – e le erogazioni avvengono in modo limitatissimo.
Sempre il Corriere, poi, ha rilevato che nell’ultimo semestre si è verificata una riduzione dei prezzi nelle grandi città come Milano e Roma – rispettivamente del 5% e 4% - determinata in gran parte da una flessione notevole della capacità di acquisto della fascia media e bassa che si è andata ulteriormente aggravando. Ciò ha provocato, quindi, grosse difficoltà al mercato delle abitazioni poste nelle zone secondarie e/o periferiche. A poco serve a modificare questo trend negativo il fatto che rimanga una richiesta discreta nelle vie principali e per un certo livello di case.
In conseguenza di ciò, si sono, ovviamente, allungati i tempi di vendita (dai sei agli otto mesi) e non è raro che i venditori che non hanno la necessità impellente di realizzare preferiscono rimandare a tempi migliori per evitare di doverlo cedere ad un prezzo notevolmente inferiore a quanto pensato o sperato.
E, se nel nostro paese a seguito della grande diffusione della proprietà edilizia è impensabile un crollo verticale - che si è invece verificato in altri stati dove l’eccesso di offerta ha dato il via ad una vera e propria caduta del mercato immobiliare con conseguenze gravissime per l’intera economia di nazione solidissime fino a quel momento – la situazione non è in ogni caso per niente allegra, in quanto si viene a trovare in difficoltà un settore trainante e determinante per investimenti e sviluppo.
Anche le difficoltà legate alla crescita- che sembrava incontrollabile- dei tassi sui mutui, si sono piano piano ridotte. Così, appare ormai improbabile la possibilità che il mercato sia sconvolto dalla presenza di un’offerta fuori misura di abitazioni poste in vendita da mutuatari non più in grado di far fronte al pagamento delle rate essendo, quindi, costretti a rinunciare al bene casa. Non si è verificata, cioè, la drammatica – e da qualcuno paventata – lievitazione delle insolvenze in conseguenza dell’aumento incontrollato ed incontrollabile delle rate sui mutui variabili, che avevano portato migliaia di famiglie a paventare di dover cedere l’abitazione o vedersela sotto esecuzione da parte della banca.
Una preoccupazione aggiuntiva per il mercato immobiliare è quella che scaturisce dalla scelta – o necessità – degli istituti di credito di erogare i mutui solo in presenza di un reddito solido e garantito da parte dei richiedenti per cui, ovviamente, si provocherà, nonostante assicurazioni delle banche e/o promesse governative, un' ulteriore contrazione della richiesta di abitazioni nelle zone periferiche, o comunque nelle zone di minor pregio, a tutto vantaggio delle locazioni che infatti hanno ripreso vigore ed hanno registrato aumenti già rilevanti nei contratti stipulati e registrati.
Non sono buone le prospettive per l’anno appena iniziato, visto ch,e le previsioni di recessione – sia dei singoli settori che in generale - il livello ancora alto dei valori degli immobili e, come abbiamo visto, l’estrema prudenza delle banche nella concessione del credito impediranno ad una consistente fascia di possibili acquirenti di non affrontare la spesa ed attendere tempi migliori, così come chi avrebbe liquidità da investire preferisce stare alla finestra in attesa di un’ulteriore contrazione dei prezzi.
Non a caso studi effettuati da esperti del settore prevedono che i prezzi scendano ancora dal 3 al 5% nelle zone periferiche delle grandi città (con Milano in posizione peggiore) mentre per quanto riguarda gli hinterland le previsioni peggiori si verificherebbero a Genova (-7%) o Palermo (-6%). Ma è probabile che chi avrebbe possibilità di acquistare attenda ulteriori ribassi.
Viene da pensare che il mercato delle locazioni avrà un ulteriore sviluppo e che siano ormai maturi i tempi, se vogliamo veramente aiutare chi ha bisogno e non riesce più ad arrivare alla fine del mese, per pensare seriamente ad agevolare e calmierare gli affitti con l’introduzione della cedolare secca sui redditi da locazione. Eppure, l'importanza di questo provvedimento non sembra così difficile da comprendere.

giovedì 29 gennaio 2009

Bollette acqua e canone di depurazione: la beffa dei rimborsi

In questa settimana i media hanno posto in rilievo la questione della restituzione delle somme versate in più sulle bollette dell’acqua in conseguenza del pronunciamento della Corte costituzionale. Ciò, soprattutto in relazione alla decisione dell’Ato 3 di condizionarla – per gli arretrati - alla richiesta da parte degli utenti ed alla presentazione di apposita domanda.
Definire questa decisione inaudita, incomprensibile ed estremamente scorretta per tutta una serie di motivi che cercheremo di esaminare è il minimo che si possa fare, per cui ci auguriamo che le proteste delle associazioni dei consumatori, di alcuni politici e degli organi di informazione locali possano portare ad un ripensamento dell’ente che consenta la restituzione delle somme pagate in più senza alcun vincolo di richiesta ma semplicemente provvedendo di ufficio.
E pensare che la dirigenza dell’ATO 3 aveva comunicato a tutti i sindaci dei comuni serviti dall’ente che “le quote di depurazione pagate negli ultimi dieci anni da chi non ha fruito del servizio dovranno essere restituite"! Specificando però, immediatamente dopo, che “tale rimborso, non oggetto di rivalutazione monetaria, dovrebbe essere fatto solo a chi ne fa esplicita richiesta”.
Poco interessa alla “governance” dell’ATO 3 di quanto questa decisione possa influire su chi non è informato, impedito per malattia, momentaneamente lontano dalla propria abitazione o, più semplicemente, troppo anziano per sapersi districare nelle pratiche burocratiche. Ancora meno, rileva agli occhi dell’ente il dovere etico/morale derivante dal fatto che somme, incamerate senza averne titolo sia pure inconsapevolmente, dovrebbero essere automaticamente restituite senza formalità alcuna.
Ma c’è un altro particolare molto importante, capace di suggerire, anzi imporre, la restituzione di ufficio delle somme erogate ingiustamente dai cittadini: nessuno, o pochissimi, dei cittadini interessati alla questione, sono a conoscenza del fatto di essere e non essere fruitori del servizio di depurazione, oppure non hanno idea di se e quando non lo siano stati per il mancato funzionamento degli impianti.
Una delle ragioni che, secondo l’ATO 3, sono alla base della decisione di restituire le somme solo su domanda (la dichiarazione è stata fatta ad una radio locale dal Presidente dell’ente), è la constatazione della rilevanza economica dell’importo complessivo. La consistenza di quest’ultimo fa sì che possa provvedervi solo il governo mediante un atto che renda disponibile quanto servirebbe. Ma ci sarebbe un particolare non trascurabile da far notare al Presidente e che forse pochi hanno rilevato. La legge Galli stabiliva che gli importi incamerati con i canoni di depurazione – anche in mancanza degli impianti – dovessero essere accantonate per la loro realizzazione. Se i depuratori sono ancora nell’ambito dei sogni in molte zone d’Italia, compresa la nostra provincia, dove è andata a finire questa immensa mole di denaro che dovrebbe essere stata accantonata in questi 10 anni? E se queste somme sono state accantonate, come legge prevedeva, non dovrebbero essere utilizzate per restituire quanto dovuto ai cittadini che si trovano nella condizione di essere rimborsati?

venerdì 23 gennaio 2009

La piaga degli affitti in nero

Nel corso di una conferenza stampa la Guardia di Finanza provinciale ha fornito i dati relativi alla propria attività nell’anno 2008. Tra gli interventi di controllo effettuati colpisce ed allo stesso tempo pone una serie di interrogativi ai quali non è facile dare delle risposte, quello svolto nel settore immobiliare. In particolare, sul fronte dell’evasione fiscale (si tratta di un milione di euro) legata alle locazioni in nero e principalmente nell’ambito degli affitti a studenti universitari, sia in città che nella provincia.
Tremilacinquecento controlli effettuati su un totale di oltre 14.000 studenti fuori sede iscritti all’Università di Firenze offrono uno spaccato desolante del comportamento di alcuni proprietari che, molto spesso, non si fanno scrupolo di influire in modo pesante verso ragazzi costretti a vivere fuori dalla propria realtà e dalla famiglia per costruirsi un futuro migliore. Così come preferiscono ignorare del tutto il dovere civico di ciascun cittadino di pagare le tasse e, magari, usufruire dei vari servizi pubblici da nullatenenti e quindi con le massime agevolazioni.
Un altro aspetto interessante che emerge dai dati forniti dalla G.d.F. è quello relativo alle locazioni a cittadini stranieri: si è verificato il caso di una cittadina cinese che affittava regolarmente degli appartamenti per poi cederli a nero a suoi connazionali anche irregolari. Una situazione che avevamo denunciato sollevando il problema quando ci siamo trovati ad affrontare le problematiche connesse alle nuove norme di sicurezza che prevedono, fra le altre cose, l’eventualità della confisca dell’appartamento qualora si accerti la presenza di cittadini irregolari al suo interno.
Non è poca la soddisfazione che ci deriva dal constatare come alcune delle problematiche da noi affrontate più volte, anche su questa stessa pagina, trovino piena conferma nell’esposizione dei dati dell’attività della Guardia di Finanza. Da questi, oltretutto, si desume anche la validità della nostra interpretazione di alcuni fenomeni come quelli del settore locatizio dei cittadini stranieri – comunitari e non – con riferimento particolare all’assoluta carenza di regole della comunità cinese nei confronti dei contratti e delle norme in esse contenute.
Anche la constatazione che l’azione meritoria di controllo da parte della Guardia di Finanza ha rappresentato un deterrente tale da portare ad un aumento del 10% delle registrazioni dei contratti conforta il pensiero e l’azione di Confedilizia, tesa a far comprendere alla classe politica ed ai governi succedutisi in questi ultimi anni la necessità di arrivare all’applicazione della cedolare secca del 20% sui redditi da locazione. Con il fine di conseguire il duplice risultato di eliminare il fenomeno degli affitti a “nero” e contemporaneamente riaprire il mercato degli affitti ampliando la disponibilità di abitazioni senza dover attendere i tempi biblici dell’edilizia pubblica ormai quasi ferma.

giovedì 15 gennaio 2009

Bollette acqua: riduzione senza canone di depurazione

La notizia è di quelle che ci riempiono di soddisfazione e danno il senso di quanto gli interventi sia delle associazioni dei consumatori che di quelle rappresentative dei proprietari di casa, come appunto Confedilizia, riescano ad obbligare – dobbiamo dire per la verità sempre più spesso – le aziende, pubbliche e/o private che siano poco importa, al rispetto di quei principi sanciti persino dalla nostra Costituzione come nel caso del canone di depurazione.
Si tratta in sostanza dell’applicazione da parte dell’A.T.O. 3 Medio Valdarno di quanto stabilito dalla recente sentenza della Corte Costituzionale (per l’esattezza la n° 335/2008) che riteneva illegittimo l’addebito in bolletta del canone di depurazione anche in mancanza del relativo impianto od in coincidenza di un suo mancato funzionamento oppure dell’inesistenza del relativo collegamento fognario.
Il risultato sarà, come riportato da una ricerca interessantissima pubblicata sul Nuovo Corriere di Firenze dello scorso 10 gennaio 2009, che tutti coloro i quali si trovano in questa situazione (si pensi a tutti i cittadini residenti nell’Oltrarno fiorentino oltre a quelli che vivono in ampie zone del Chianti e del Valdarno e cioè circa il 25% delle utenze) beneficeranno di una riduzione dei costi del consumo dell’acqua abbastanza consistente stante che il canone di depurazione rappresenta una delle tre voci della bolletta incidendo su questa in modo notevole.
Lo stesso quotidiano quantifica in una riduzione di circa 23,00 euro per gli utenti che consumano fino a 50 metri cubi per anno, di 30,14 per coloro che ne consumano fino a 100 e 53,24 in meno per consumi fino a 150. Ma il risparmio diventa maggiore ove si consideri che per gli utenti serviti dal depuratore ci sarà invece un consistente aumento in conseguenza delle tariffe previste dall’ATO 3 per l’anno 2009 che sarà per le fasce di consumo indicate in precedenza rispettivamente di 7,15 (consumi fino a 50 mc.), di 30,36 (consumi fino a 100 mc.) ed infine di 37,51 (consumi fino a 150 mc.) anche se la modifica degli scaglioni comporterà un piccolo beneficio per gli utenti.
E’ facilmente comprensibile come l’incidenza del canone di depurazione sulle bollette sia piuttosto rilevante (nel primo caso – 50 mc. di consumo annuo – il risparmio complessivo è di euro 30,15 annui) e quindi come fosse giusto arrivare a questa importantissima decisione della Corte Costituzionale non solo per una questione di legalità e corretta applicazione delle norme ma per porre fine ad un indebito ed ingiustificato arricchimento da parte dei gestori del servizio (molto spesso a capitale interamente o quasi interamente pubblico) che si è perpetrato per un periodo di tempo talmente lungo da permettere a questi soggetti di accumulare risorse più che sufficienti a costruire questi attesi depuratori.
Ma non disperiamo perché forse questi mancati introiti costringeranno chi di dovere ad accelerare i tempi della loro realizzazione per tornare ad incamerare quelle risorse sempre più necessarie per il mantenimento della “res publica” perennemente in….(è proprio il caso di dirlo)…bolletta!