Pubblichiamo in questa pagina le dichiarazioni rilasciate dal Presidente Confederale CORRADO SFORZA FOGLIANI in merito alla manovra disposta dal Governo per limitare l’indebitamento pubblico, che se continuasse ad aumentare ancora di questo passo ci porterebbe ad una situazione simile a quella della Grecia. Riportiamo anche la notizia dell’avvenuto accoglimento del ricorso presentato dalla nostra Associazione da parte del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che ha annullato per la seconda volta il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2007 in materia di affidamento ai Comuni di funzioni catastali.
La decisione di riprendere questa notizia, della quale abbiamo già fatto menzione nei numeri precedenti, è dovuta all'avvenuta conferma di tutte le nostre preoccupazioni. Abbiamo infatti contrastato il provvedimento citato, che avrebbe permesso ai Comuni di trasformare la leva della rendita catastale in uno strumento fiscale di non secondaria importanza e legato alla sola ed unica esigenza di fare “cassa”. La recente manovra economica varata dal Governo è stata duramente contestata dagli enti locali (di entrambi gli schieramenti), che hanno paventato la necessità di ridurre i servizi al cittadino a partire dalla sanità.
Nessuno ha tuttavia riconosciuto che le risorse degli enti locali – ovviamente a livello statale non si è fatto di meglio – sono spesso male impiegate con il solo scopo di mantenere un sistema di clientele sempre utile al momento del bisogno. Nessuno, se non qualche voce sporadica, si è preoccupato di sottolineare che la fonte dei maggiori sprechi risiede nel numero esorbitante di enti, consorzi, comunità, società partecipate. La presenza di questi si può giustificare solo con la necessità di trovare una collocazione a chi “tiene famiglia” e deve essere sistemato.
Non vogliamo immaginare cosa sarebbe successo in questo frangente con il catasto nella mani dei comuni.
Il Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, ha dichiarato:
“Ci riserviamo un giudizio analitico sulla manovra quando saranno pronti i testi esatti delle disposizioni. Per ora (e quindi se non ci saranno stravolgimenti da parte del Parlamento) c’è in essa un messaggio chiaro, che è quello che gli italiani si aspettavano: l’apparato pubblico deve costare meno. In questo senso, è la prima vera manovra di finanza pubblica nella storia della Repubblica, una manovra all’altezza dei tempi e che in passato anche statisti indiscussi non avevano mai avuto il coraggio di varare. Solo percorrendo coerentemente la strada di «affamare la bestia» della spesa pubblica, come si dice negli Stati Uniti, si può infatti seriamente pensare ad una prossima riduzione dell’oppressione fiscale. Per il settore immobiliare, apprezziamo in particolare le misure che indicano chiaramente l’inizio di un programma di perequazione, che ci attendiamo peraltro venga ulteriormente portato avanti, ulteriormente smascherando intenti elusivi coperti da quell’evasione legalizzata che sono le agevolazioni concesse senza una reale giustificazione nell’interesse generale. L’aumento indiscriminato delle rendite catastali è un ricordo”.
Visualizzazione post con etichetta comuni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comuni. Mostra tutti i post
giovedì 3 giugno 2010
venerdì 3 aprile 2009
Il condominio e le coperture in Eternit
Il nome mette paura solo a pronunciarlo: “mesotelioma” (cancro della pleura provocato soltanto – o quasi – dall’amianto). Ogni anno è responsabile di 4000 vittime, che non sono più da ricercarsi esclusivamente nei lavoratori od ex-lavoratori, esposti a questa sostanza killer nell’esercizio della loro professione: all’incirca per il 30% viene scoperto in persone che ne risultano essere od esserne state esposte nell’ambiente o nella propria casa. Ed impressionanti in tal senso sono i dati rilevabili da un recente articolo, interessantissimo e molto preciso, del Corriere della Sera. In questo viene affermato che “dei quasi 3 milioni e 700mila tonnellate di amianto lavorati dal dopoguerra ben il 70% è stato impiegato nell’edilizia” rendendo quindi le abitazioni e conseguentemente gli edifici in condominio, come le prime responsabili dell’insorgere di questa malattia. Diventa quindi importantissimo che, sia pure senza allarmismi di sorta in quanto la criticità si verifica in presenza di particolari condizioni di manutenzione dei manufatti, la presenza di questa sostanza (presente nelle lastre di cemento-amianto – meglio conosciuto come “eternit” - che sono state usate per le coperture, per le cisterne e le tubazioni di adduzione dell’acqua, per isolamento termico e via dicendo) sia costantemente monitorata, avendo l’accortezza di intervenire con gli opportuni provvedimenti nel caso in cui queste “condizioni” inizino a verificarsi. Pur essendo l’amianto vietato fino dal 1992, ne esistono ancora quantità enormi (sempre nella ricerca che ho accennato in precedenza si parla di circa 23 milioni di tonnellate). Poco è stato fatto per limitare, se non eliminare del tutto, il pericolo derivante dall’esposizione a questa sostanza nonostante quanto previsto dalla legge 257 che imponeva alle Regioni di effettuare un censimento preciso e compiuto della presenza di amianto – in particolare quello friabile – per avere una mappatura completa e circostanziata del problema ed assumere le adeguate ed opportune contromisure. Se addirittura tre Regioni, oltre alla Provincia autonoma di Trento, non hanno fatto niente dopo ben 17 anni ormai trascorsi dall’adozione della legge, anche le altre non sono andate molto lontano limitandosi ad una mappatura parziale ed assolutamente non esaustiva. Eppure, stiamo parlando della vita di migliaia di persone che, anno per anno, vengono sottoposte al rischio altissimo di contrarre il “mesotelioma”! E se è vero che poco è stato fatto da parte del Governo, delle Regioni e degli enti locali per incentivare le opere di bonifica e l’eliminazione dell’amianto (comprese i manufatti di cemento-amianto) è altrettanto provato che da parte dei privati – condomini compresi – il problema è stato sottovalutato. Tanto che molti hanno omesso di rispondere alle informative inviate dai (ben pochi) Comuni che in tal senso si sono attivati. In questo caso, come in molti altri inerenti la sicurezza e la salute, si tende ad anteporre il costo dell’intervento alla necessità di eliminare fonti di pericolo ed inquinamento preferendo il rischio di contrarre una malattia gravissima alla logica della prevenzione. In tutto questo lo Stato interviene poco e male: il Ministero dell’ambiente ha stanziato nel 2001 solo 9 milioni di euro (peraltro da destinare anche alla mappatura dei siti a rischio) e gli ulteriori fondi messi a disposizione con la finanziaria del 2008 – ulteriori 5 milioni – sono stati annullati recentemente preferendo dirottarli da altre parti. Qualcuno potrà obiettare che non esiste alcun obbligo di rimozione - ma solo un generico e non controllato dovere alla manutenzione in buono stato – ma non sarebbe il caso di pensare a quanto è più importante prevenire invece di versare lacrime amare quando potremmo essere destinatari di una tragica sentenza: “mesotelioma”?
Etichette:
amianto,
comuni,
Condominio,
coperture in Eternit,
finanziaria,
legge,
mesotelioma,
Regioni,
salute
venerdì 12 settembre 2008
Quale Federalismo fiscale?
Quello che nello scorso numero del giornale avevamo accennato, peraltro in modo abbastanza sommario per le notizie piuttosto confuse e contraddittorie fornite da autorevoli esponenti di Governo, trova sempre maggiori conferme dalle ultime informazioni che trapelano in merito alla bozza relativa alla nuova legge del “federalismo fiscale”.
La ragione ed il buon senso avrebbero suggerito di intervenire in questa materia delicatissima ed importante per i futuri assetti della pubblica amministrazione in maniera seria percependo, prima di tutto, che un provvedimento del genere rappresenterebbe non solo una modifica epocale e storica, ma anche l’occasione giusta per portare la spesa pubblica nell’alveo di correttezza e morigeratezza che allo stato attuale sono e sembrerebbero restare, una pura e semplice utopia.
Non a caso sull’ipotesi di far rientrare dalla finestra un’imposta iniqua come l’I.C.I., applicata peraltro senza alcun rispetto delle norme costituzionali che regolano il sistema impositivo nel nostro paese, abolita per le abitazioni direttamente occupate - con grande rilievo mediatico sia in campagna elettorale che dopo l’attuazione del provvedimento - si è scatenato un vero e proprio putiferio fra ministri dello stesso Governo.
Che il ministro Calderoli, a seguito delle polemiche e contestazioni da parte di suoi autorevoli colleghi, abbia risposto risentito che la proposta rappresenta solo una “bozza” sulla quale discutere significa molto poco in quanto soltanto aver pensato di reintrodurre a favore dei comuni la possibilità di istituire una nuova imposizione sulla casa – anche la prima casa – rappresenta un preoccupante segnale di come si intende il tanto sbandierato “federalismo fiscale”. In parole povere si tratterebbe di lasciare inalterato tutto il castello esistente consentendo agli enti locali di applicare nuove imposte e tasse.
Tutto ciò, caro Ministro, non doveva neppure essere contenuto nella bozza perché se il provvedimento dovesse essere ridotto semplicemente a questo non c’era bisogno di sbandierare ai quattro venti – con ampio risalto dei media – le capacità di questo nuovo Governo, in quanto si tratterebbe esclusivamente di un esecutivo di continuità con tutti gli altri che lo hanno preceduto.
E’ vero che il sistema impositivo sul bene casa deve essere totalmente rivisto e tutta la serie di balzelli che continuano a gravare sui proprietari – e l’I.C.I. era il più odioso di questi – dovrebbero essere ridotti e possibilmente trasformati in uno soltanto più armonico, coerente e soprattutto giusto, ma la strada non è assolutamente questa.
Così come non è più possibile pensare ad un “federalismo fiscale” che non contempli una vera e propria rivoluzione come quella di attribuire precise responsabilità civili e penali nei confronti di quegli amministratori che si rendono responsabili di situazioni disastrose dei bilanci, in quanto il fatto di essere eletti dai cittadini non può rendere esenti da qualsiasi rispetto dei doveri e beneficiari di una sorta di immunità, non scritta ma di fatto esistente.
La ragione ed il buon senso avrebbero suggerito di intervenire in questa materia delicatissima ed importante per i futuri assetti della pubblica amministrazione in maniera seria percependo, prima di tutto, che un provvedimento del genere rappresenterebbe non solo una modifica epocale e storica, ma anche l’occasione giusta per portare la spesa pubblica nell’alveo di correttezza e morigeratezza che allo stato attuale sono e sembrerebbero restare, una pura e semplice utopia.
Non a caso sull’ipotesi di far rientrare dalla finestra un’imposta iniqua come l’I.C.I., applicata peraltro senza alcun rispetto delle norme costituzionali che regolano il sistema impositivo nel nostro paese, abolita per le abitazioni direttamente occupate - con grande rilievo mediatico sia in campagna elettorale che dopo l’attuazione del provvedimento - si è scatenato un vero e proprio putiferio fra ministri dello stesso Governo.
Che il ministro Calderoli, a seguito delle polemiche e contestazioni da parte di suoi autorevoli colleghi, abbia risposto risentito che la proposta rappresenta solo una “bozza” sulla quale discutere significa molto poco in quanto soltanto aver pensato di reintrodurre a favore dei comuni la possibilità di istituire una nuova imposizione sulla casa – anche la prima casa – rappresenta un preoccupante segnale di come si intende il tanto sbandierato “federalismo fiscale”. In parole povere si tratterebbe di lasciare inalterato tutto il castello esistente consentendo agli enti locali di applicare nuove imposte e tasse.
Tutto ciò, caro Ministro, non doveva neppure essere contenuto nella bozza perché se il provvedimento dovesse essere ridotto semplicemente a questo non c’era bisogno di sbandierare ai quattro venti – con ampio risalto dei media – le capacità di questo nuovo Governo, in quanto si tratterebbe esclusivamente di un esecutivo di continuità con tutti gli altri che lo hanno preceduto.
E’ vero che il sistema impositivo sul bene casa deve essere totalmente rivisto e tutta la serie di balzelli che continuano a gravare sui proprietari – e l’I.C.I. era il più odioso di questi – dovrebbero essere ridotti e possibilmente trasformati in uno soltanto più armonico, coerente e soprattutto giusto, ma la strada non è assolutamente questa.
Così come non è più possibile pensare ad un “federalismo fiscale” che non contempli una vera e propria rivoluzione come quella di attribuire precise responsabilità civili e penali nei confronti di quegli amministratori che si rendono responsabili di situazioni disastrose dei bilanci, in quanto il fatto di essere eletti dai cittadini non può rendere esenti da qualsiasi rispetto dei doveri e beneficiari di una sorta di immunità, non scritta ma di fatto esistente.
Etichette:
comuni,
Federalismo fiscale,
Governo,
ICI
martedì 29 gennaio 2008
L'ICI nella Finanziaria 2008 - Maggiore detrazione ICI per la prima casa
Se in occasione delle precedenti uscite abbiamo accennato, in modo sommario ed in linea generale, alle novità per la casa contenute nella finanziaria 2008, con questo numero esaminiamo in particolare ed in maniera più dettagliata, i vari articoli che trattano disposizioni collegate alla casa.
E l’esame non poteva che partire con le nuove disposizioni concernenti l’I.C.I. e più precisamente con quanto previsto dall’art. 1, cc. 5, 7, 8 e 287.
Viene stabilito che dall’imposta comunale sugli immobili dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo si detragga – per le abitazioni diverse da quelle di categoria catastale A/1, A/8 e A/9 (tale limitazione è stata sostituita durante l’iter del provvedimento a quella, inizialmente prevista, correlata al reddito del contribuente) – un “ulteriore” importo pari all’1,33 per mille della base imponibile (il valore catastale dell’immobile). Le tre categorie catastali escluse dall’agevolazione corrispondono ai seguenti immobili: A/1 = Abitazioni di tipo signorile; A/8 = Abitazioni in ville; A/9 = Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici.
La nuova detrazione viene definita “ulteriore” perché essa si aggiunge a quella già prevista dalla legge nella misura minima di 103,29 €. misura che i Comuni hanno già da tempo facoltà di elevare fino a 258,23 €. (anche limitatamente a categorie di soggetti “in situazioni di particolare disagio economico-sociale”, individuate in delibera) ovvero in misura anche superiore a tale importo, con divieto però – in quest’ultimo caso – di stabilire una aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione del contribuente.
L’ulteriore detrazione non può essere superiore a 200 €.. Essa si aggiunge – come detto – alla misura minima di 103,29 euro prevista dalla legge statale, raggiungendo così un importo massimo di 303,29 €. Il tutto deve poi coordinarsi con le delibere comunali; qualora un Comune preveda una detrazione superiore a 303,29 €., troverà applicazione tale più favorevole misura; in caso contrario, il contribuente applicherà la più conveniente (doppia) detrazione “statale”.
Identicamente a quanto già previsto per la detrazione “ordinaria”, si prevede che la nuova detrazione possa essere fruita fino al raggiungimento dell’ammontare dell’imposta dovuta (nel senso che non potrà superare quest’ultimo) e che sia rapportata al periodo dell’anno durante il quale si protrae la destinazione dell’immobile ad abitazione principale. Allo stesso modo, si dispone che, qualora l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetti a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica.
Si ricorda che la Finanziaria 2007 è intervenuta sul concetto di abitazione principale ai fini della detrazione Ici, disponendo che per tale si intende, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica (ma è rimasta, nella stessa norma, la definizione originaria della fattispecie, secondo la quale per abitazione principale si intende quella in cui il contribuente e i suoi familiari dimorano abitualmente).
Si prevede poi che la minore imposta che deriva dall’applicazione della nuova detrazione prevista, sia rimborsata dallo Stato ai Comuni secondo specifiche procedure. L’ammontare del trasferimento compensativo è determinato con riferimento alle aliquote e alle detrazioni vigenti al 30.9.’07.
E l’esame non poteva che partire con le nuove disposizioni concernenti l’I.C.I. e più precisamente con quanto previsto dall’art. 1, cc. 5, 7, 8 e 287.
Viene stabilito che dall’imposta comunale sugli immobili dovuta per l’unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo si detragga – per le abitazioni diverse da quelle di categoria catastale A/1, A/8 e A/9 (tale limitazione è stata sostituita durante l’iter del provvedimento a quella, inizialmente prevista, correlata al reddito del contribuente) – un “ulteriore” importo pari all’1,33 per mille della base imponibile (il valore catastale dell’immobile). Le tre categorie catastali escluse dall’agevolazione corrispondono ai seguenti immobili: A/1 = Abitazioni di tipo signorile; A/8 = Abitazioni in ville; A/9 = Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici.
La nuova detrazione viene definita “ulteriore” perché essa si aggiunge a quella già prevista dalla legge nella misura minima di 103,29 €. misura che i Comuni hanno già da tempo facoltà di elevare fino a 258,23 €. (anche limitatamente a categorie di soggetti “in situazioni di particolare disagio economico-sociale”, individuate in delibera) ovvero in misura anche superiore a tale importo, con divieto però – in quest’ultimo caso – di stabilire una aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione del contribuente.
L’ulteriore detrazione non può essere superiore a 200 €.. Essa si aggiunge – come detto – alla misura minima di 103,29 euro prevista dalla legge statale, raggiungendo così un importo massimo di 303,29 €. Il tutto deve poi coordinarsi con le delibere comunali; qualora un Comune preveda una detrazione superiore a 303,29 €., troverà applicazione tale più favorevole misura; in caso contrario, il contribuente applicherà la più conveniente (doppia) detrazione “statale”.
Identicamente a quanto già previsto per la detrazione “ordinaria”, si prevede che la nuova detrazione possa essere fruita fino al raggiungimento dell’ammontare dell’imposta dovuta (nel senso che non potrà superare quest’ultimo) e che sia rapportata al periodo dell’anno durante il quale si protrae la destinazione dell’immobile ad abitazione principale. Allo stesso modo, si dispone che, qualora l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetti a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica.
Si ricorda che la Finanziaria 2007 è intervenuta sul concetto di abitazione principale ai fini della detrazione Ici, disponendo che per tale si intende, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica (ma è rimasta, nella stessa norma, la definizione originaria della fattispecie, secondo la quale per abitazione principale si intende quella in cui il contribuente e i suoi familiari dimorano abitualmente).
Si prevede poi che la minore imposta che deriva dall’applicazione della nuova detrazione prevista, sia rimborsata dallo Stato ai Comuni secondo specifiche procedure. L’ammontare del trasferimento compensativo è determinato con riferimento alle aliquote e alle detrazioni vigenti al 30.9.’07.
Etichette:
agevolazioni,
aliquote,
castelli,
comuni,
detrazione,
familiari,
finanziaria 2007,
ICI,
immobili,
imposta comunale immobili,
novità finanziaria 2008,
palazzi,
rimborso,
stato,
ville
Iscriviti a:
Post (Atom)