Ha destato non poca sorpresa, almeno per quanto riguarda le nostre zone, il risultato elettorale di alcune liste – in particolare quello della Lega nord – che del tema immigrazione hanno fatto un loro cavallo di battaglia da lungo tempo. Spesso, con un’interpretazione discutibile, ma certamente in linea con il pensiero di molti cittadini sicuramente stanchi di una situazione sociale ed economica attribuita – in qualche caso a torto, seppur con qualche indiscutibile ragione – ad un fenomeno non sempre ben governato.
Indicativo a proposito quanto verificatosi nella provincia di Prato, che negli ultimi anni ha subito in maniera traumatica la consistente immigrazione cinese. Tale flusso, per così dire, di dimensioni anomale ha pesato sull’intera comunità locale, determinando una progressiva e preoccupante crisi del settore tessile, da molto tempo fiore all’occhiello dell’intera città .
A questo aspetto, indubbiamente importantissimo, si è aggiunto quello della difficoltà di gestione dei rapporti sociali e la creazione di una vera e propria città nella città, rappresentata dal sorgere di interi quartieri e/o zone della città completamente monopolizzati dalla comunità cinese. In questa situazione si viene ad inserire anche l’aspetto della vita condominiale, i cui equilibri sono stati del tutto scompaginati. Anche per la mancanza di leggi e norme specifiche, si è verificata l'impossibilità di assumere ed attuare iniziative per evitare un continuo peggioramento della qualità delle condizioni degli edifici con un costante ed ininterrotto degrado.
Più volte da parte nostra è stato segnalato questo pericolo e spesso ci siamo trovati a chiedere - ed a chiederci - il perché una parte così importante nella realtà delle città, grandi o piccole che siano, come di fatto sono i condomini sia stata completamente dimenticata dalla politica e dalle istituzioni. Così come ci siamo chiesti il perché nessuno – Governo, Regioni ed Enti locali – abbia compreso che il primo luogo dove si può intervenire per creare non solo l’integrazione, ma anche la comprensione delle leggi e norme di vita civile, almeno per come la intendiamo noi, è il condominio. Qui convivenza e rispetto dei doveri, prima ancora che il riconoscimento dei diritti, sono alla base di un rapporto che, sia pure nel rispetto delle proprie tradizioni, non può prescindere dall’accettazione dell’insieme delle regole del Paese nel quale si è scelto di vivere.
Ancora più grande è l’amarezza di dover prendere atto di una situazione che non getta le basi a favore di una corretta integrazione. La direzione è infatti quella di ghettizzazioni e/o creazioni di comunità nella comunità. D'altra parte, è proprio il fenomeno dei cittadini cinesi ad insegnarlo: il mancato riconoscimento da parte delle istituzioni della necessità di intervenire, con i fatti e non solo con parole, è la causa prima di un disagio ormai avvertito in tutta la società. Sarebbe stato sufficiente - e ciò non equivale a dire facile - “governare” il fenomeno e non subirlo.
Nel nostro piccolo avevamo lanciato l’idea del regolamento condominiale multietnico, che avrebbe potuto rappresentare un modo di far comprendere la realtà del condominio ai cittadini stranieri, ma la gran parte delle istituzioni non ha ben compreso lo spirito e l’importanza dell’iniziativa. Peccato, perché a nostro parere si è persa un’altra opportunità.
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venerdì 12 giugno 2009
venerdì 12 settembre 2008
Quale Federalismo fiscale?
Quello che nello scorso numero del giornale avevamo accennato, peraltro in modo abbastanza sommario per le notizie piuttosto confuse e contraddittorie fornite da autorevoli esponenti di Governo, trova sempre maggiori conferme dalle ultime informazioni che trapelano in merito alla bozza relativa alla nuova legge del “federalismo fiscale”.
La ragione ed il buon senso avrebbero suggerito di intervenire in questa materia delicatissima ed importante per i futuri assetti della pubblica amministrazione in maniera seria percependo, prima di tutto, che un provvedimento del genere rappresenterebbe non solo una modifica epocale e storica, ma anche l’occasione giusta per portare la spesa pubblica nell’alveo di correttezza e morigeratezza che allo stato attuale sono e sembrerebbero restare, una pura e semplice utopia.
Non a caso sull’ipotesi di far rientrare dalla finestra un’imposta iniqua come l’I.C.I., applicata peraltro senza alcun rispetto delle norme costituzionali che regolano il sistema impositivo nel nostro paese, abolita per le abitazioni direttamente occupate - con grande rilievo mediatico sia in campagna elettorale che dopo l’attuazione del provvedimento - si è scatenato un vero e proprio putiferio fra ministri dello stesso Governo.
Che il ministro Calderoli, a seguito delle polemiche e contestazioni da parte di suoi autorevoli colleghi, abbia risposto risentito che la proposta rappresenta solo una “bozza” sulla quale discutere significa molto poco in quanto soltanto aver pensato di reintrodurre a favore dei comuni la possibilità di istituire una nuova imposizione sulla casa – anche la prima casa – rappresenta un preoccupante segnale di come si intende il tanto sbandierato “federalismo fiscale”. In parole povere si tratterebbe di lasciare inalterato tutto il castello esistente consentendo agli enti locali di applicare nuove imposte e tasse.
Tutto ciò, caro Ministro, non doveva neppure essere contenuto nella bozza perché se il provvedimento dovesse essere ridotto semplicemente a questo non c’era bisogno di sbandierare ai quattro venti – con ampio risalto dei media – le capacità di questo nuovo Governo, in quanto si tratterebbe esclusivamente di un esecutivo di continuità con tutti gli altri che lo hanno preceduto.
E’ vero che il sistema impositivo sul bene casa deve essere totalmente rivisto e tutta la serie di balzelli che continuano a gravare sui proprietari – e l’I.C.I. era il più odioso di questi – dovrebbero essere ridotti e possibilmente trasformati in uno soltanto più armonico, coerente e soprattutto giusto, ma la strada non è assolutamente questa.
Così come non è più possibile pensare ad un “federalismo fiscale” che non contempli una vera e propria rivoluzione come quella di attribuire precise responsabilità civili e penali nei confronti di quegli amministratori che si rendono responsabili di situazioni disastrose dei bilanci, in quanto il fatto di essere eletti dai cittadini non può rendere esenti da qualsiasi rispetto dei doveri e beneficiari di una sorta di immunità, non scritta ma di fatto esistente.
La ragione ed il buon senso avrebbero suggerito di intervenire in questa materia delicatissima ed importante per i futuri assetti della pubblica amministrazione in maniera seria percependo, prima di tutto, che un provvedimento del genere rappresenterebbe non solo una modifica epocale e storica, ma anche l’occasione giusta per portare la spesa pubblica nell’alveo di correttezza e morigeratezza che allo stato attuale sono e sembrerebbero restare, una pura e semplice utopia.
Non a caso sull’ipotesi di far rientrare dalla finestra un’imposta iniqua come l’I.C.I., applicata peraltro senza alcun rispetto delle norme costituzionali che regolano il sistema impositivo nel nostro paese, abolita per le abitazioni direttamente occupate - con grande rilievo mediatico sia in campagna elettorale che dopo l’attuazione del provvedimento - si è scatenato un vero e proprio putiferio fra ministri dello stesso Governo.
Che il ministro Calderoli, a seguito delle polemiche e contestazioni da parte di suoi autorevoli colleghi, abbia risposto risentito che la proposta rappresenta solo una “bozza” sulla quale discutere significa molto poco in quanto soltanto aver pensato di reintrodurre a favore dei comuni la possibilità di istituire una nuova imposizione sulla casa – anche la prima casa – rappresenta un preoccupante segnale di come si intende il tanto sbandierato “federalismo fiscale”. In parole povere si tratterebbe di lasciare inalterato tutto il castello esistente consentendo agli enti locali di applicare nuove imposte e tasse.
Tutto ciò, caro Ministro, non doveva neppure essere contenuto nella bozza perché se il provvedimento dovesse essere ridotto semplicemente a questo non c’era bisogno di sbandierare ai quattro venti – con ampio risalto dei media – le capacità di questo nuovo Governo, in quanto si tratterebbe esclusivamente di un esecutivo di continuità con tutti gli altri che lo hanno preceduto.
E’ vero che il sistema impositivo sul bene casa deve essere totalmente rivisto e tutta la serie di balzelli che continuano a gravare sui proprietari – e l’I.C.I. era il più odioso di questi – dovrebbero essere ridotti e possibilmente trasformati in uno soltanto più armonico, coerente e soprattutto giusto, ma la strada non è assolutamente questa.
Così come non è più possibile pensare ad un “federalismo fiscale” che non contempli una vera e propria rivoluzione come quella di attribuire precise responsabilità civili e penali nei confronti di quegli amministratori che si rendono responsabili di situazioni disastrose dei bilanci, in quanto il fatto di essere eletti dai cittadini non può rendere esenti da qualsiasi rispetto dei doveri e beneficiari di una sorta di immunità, non scritta ma di fatto esistente.
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