Nel corso del giornale dell’emittente locale Lady Radio del 7 Luglio 2009 il neo-sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha rimarcato – giustamente dobbiamo dire – che per combattere il fenomeno dei venditori abusivi stranieri (extra comunitari e non) bisognerebbe cominciare a colpire non solo chi produce oggetti contraffatti, ma anche coloro - italiani soprattutto - che affittano a prezzi esorbitanti gli appartamenti “a nero” a queste persone, speculando sulla loro necessità di ottenere un alloggio che non di rado viene condiviso da un numero spropositato di inquilini.
Se è vero che questa affermazione risponde alla realtà – e Confedilizia ha sempre combattuto tale fenomeno, assolutamente ingiustificabile – il Sindaco dovrebbe ricordare che la nostra Associazione (che rappresenta la piccola proprietà diffusa e non le grosse immobiliari) ha aderito e sottoscritto, insieme alle organizzazioni degli inquilini ed all’Amministrazione comunale, un protocollo d’intesa che prevede il rimborso dell’I.C.I. (imposta comunale sugli immobili) ai proprietari che cederanno in locazione un appartamento, alle condizioni previste dall’articolo 2 della legge 431/98, senza incrementare il canone rispetto al precedente accordo del 2004.
Lo dovrebbe ricordare perché ormai da troppi anni i piccoli proprietari sono stati costretti, termine assolutamente giusto e pertinente, a farsi carico del problema della casa per tutti quei cittadini che non hanno potuto (ed anche voluto) acquistarne una per motivi soprattutto economici e che, ancora di più oggi, sono esclusi dalla possibilità di accedere al mercato immobiliare privato. Chi aveva investito i propri risparmi per ottenere un reddito integrativo del salario e/o pensione si è visto vanificare tutti i sacrifici fatti e le rinunce sopportate. Ciò è avvenuto prima con il provvedimento - iniquo ed inaccettabile - dell’equo canone, poi con i canoni agevolati ed infine con gli assurdi tempi degli sfratti per morosità. Questi ultimi, peraltro, continuamente bloccati da provvedimenti governativi, che rendono la proprietà priva di reddito - ma tassata comunque e salatamente. Al contrario, coloro che avevano preferito investire il proprio denaro in titoli di stato hanno avuto una sorte decisamente migliore.
Eppure, sarebbe bene ricordare che in entrambi i casi ci troviamo di fronte a dei cittadini che in qualche modo hanno aiutato il nostro Paese; l’uno (titoli di stato) a sostenere le spese per investimenti e per aiutare il bilancio dello stato, gli altri (i proprietari di immobili) a risolvere il problema abitativo per coloro ai quali lo stato stesso non è mai stato in grado di dare un aiuto concreto ed esaustivo.
Ed allora, a nostro modesto parere, il Sindaco Renzi dovrebbe sì sottolineare la piaga degli affitti “a nero”, ma dovrebbe tenere presente il dovere di riconoscere la preziosa collaborazione di chi ha messo a disposizione un proprio bene per aiutare il Comune di Firenze a limitare il problema della carenza di alloggi pubblici intervenendo per eliminare l’assurdità di far pagare l’I.C.I. a questi proprietari, restituendola poi a tempo e comodo. Sarebbe un bel modo per iniziare il proprio mandato!
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venerdì 10 luglio 2009
venerdì 23 gennaio 2009
La piaga degli affitti in nero
Nel corso di una conferenza stampa la Guardia di Finanza provinciale ha fornito i dati relativi alla propria attività nell’anno 2008. Tra gli interventi di controllo effettuati colpisce ed allo stesso tempo pone una serie di interrogativi ai quali non è facile dare delle risposte, quello svolto nel settore immobiliare. In particolare, sul fronte dell’evasione fiscale (si tratta di un milione di euro) legata alle locazioni in nero e principalmente nell’ambito degli affitti a studenti universitari, sia in città che nella provincia.
Tremilacinquecento controlli effettuati su un totale di oltre 14.000 studenti fuori sede iscritti all’Università di Firenze offrono uno spaccato desolante del comportamento di alcuni proprietari che, molto spesso, non si fanno scrupolo di influire in modo pesante verso ragazzi costretti a vivere fuori dalla propria realtà e dalla famiglia per costruirsi un futuro migliore. Così come preferiscono ignorare del tutto il dovere civico di ciascun cittadino di pagare le tasse e, magari, usufruire dei vari servizi pubblici da nullatenenti e quindi con le massime agevolazioni.
Un altro aspetto interessante che emerge dai dati forniti dalla G.d.F. è quello relativo alle locazioni a cittadini stranieri: si è verificato il caso di una cittadina cinese che affittava regolarmente degli appartamenti per poi cederli a nero a suoi connazionali anche irregolari. Una situazione che avevamo denunciato sollevando il problema quando ci siamo trovati ad affrontare le problematiche connesse alle nuove norme di sicurezza che prevedono, fra le altre cose, l’eventualità della confisca dell’appartamento qualora si accerti la presenza di cittadini irregolari al suo interno.
Non è poca la soddisfazione che ci deriva dal constatare come alcune delle problematiche da noi affrontate più volte, anche su questa stessa pagina, trovino piena conferma nell’esposizione dei dati dell’attività della Guardia di Finanza. Da questi, oltretutto, si desume anche la validità della nostra interpretazione di alcuni fenomeni come quelli del settore locatizio dei cittadini stranieri – comunitari e non – con riferimento particolare all’assoluta carenza di regole della comunità cinese nei confronti dei contratti e delle norme in esse contenute.
Anche la constatazione che l’azione meritoria di controllo da parte della Guardia di Finanza ha rappresentato un deterrente tale da portare ad un aumento del 10% delle registrazioni dei contratti conforta il pensiero e l’azione di Confedilizia, tesa a far comprendere alla classe politica ed ai governi succedutisi in questi ultimi anni la necessità di arrivare all’applicazione della cedolare secca del 20% sui redditi da locazione. Con il fine di conseguire il duplice risultato di eliminare il fenomeno degli affitti a “nero” e contemporaneamente riaprire il mercato degli affitti ampliando la disponibilità di abitazioni senza dover attendere i tempi biblici dell’edilizia pubblica ormai quasi ferma.
Tremilacinquecento controlli effettuati su un totale di oltre 14.000 studenti fuori sede iscritti all’Università di Firenze offrono uno spaccato desolante del comportamento di alcuni proprietari che, molto spesso, non si fanno scrupolo di influire in modo pesante verso ragazzi costretti a vivere fuori dalla propria realtà e dalla famiglia per costruirsi un futuro migliore. Così come preferiscono ignorare del tutto il dovere civico di ciascun cittadino di pagare le tasse e, magari, usufruire dei vari servizi pubblici da nullatenenti e quindi con le massime agevolazioni.
Un altro aspetto interessante che emerge dai dati forniti dalla G.d.F. è quello relativo alle locazioni a cittadini stranieri: si è verificato il caso di una cittadina cinese che affittava regolarmente degli appartamenti per poi cederli a nero a suoi connazionali anche irregolari. Una situazione che avevamo denunciato sollevando il problema quando ci siamo trovati ad affrontare le problematiche connesse alle nuove norme di sicurezza che prevedono, fra le altre cose, l’eventualità della confisca dell’appartamento qualora si accerti la presenza di cittadini irregolari al suo interno.
Non è poca la soddisfazione che ci deriva dal constatare come alcune delle problematiche da noi affrontate più volte, anche su questa stessa pagina, trovino piena conferma nell’esposizione dei dati dell’attività della Guardia di Finanza. Da questi, oltretutto, si desume anche la validità della nostra interpretazione di alcuni fenomeni come quelli del settore locatizio dei cittadini stranieri – comunitari e non – con riferimento particolare all’assoluta carenza di regole della comunità cinese nei confronti dei contratti e delle norme in esse contenute.
Anche la constatazione che l’azione meritoria di controllo da parte della Guardia di Finanza ha rappresentato un deterrente tale da portare ad un aumento del 10% delle registrazioni dei contratti conforta il pensiero e l’azione di Confedilizia, tesa a far comprendere alla classe politica ed ai governi succedutisi in questi ultimi anni la necessità di arrivare all’applicazione della cedolare secca del 20% sui redditi da locazione. Con il fine di conseguire il duplice risultato di eliminare il fenomeno degli affitti a “nero” e contemporaneamente riaprire il mercato degli affitti ampliando la disponibilità di abitazioni senza dover attendere i tempi biblici dell’edilizia pubblica ormai quasi ferma.
martedì 2 dicembre 2008
Locazioni in nero e sovraffollamento
Nel corso di questi ultimi giorni ha destato interesse, anche per l'attenzione da parte degli organi di informazione, l’iniziativa dell’Assessore Graziano Cioni, il quale ha disposto accertamenti per combattere il fenomeno delle locazioni in nero ai cittadini immigrati ed il sovraffollamento che si verifica in molte delle abitazioni a loro affittate. Lo scopo, è quello di ripristinare la regolarità fiscale e l’ordine all’interno degli edifici dove queste situazioni sono presenti.
Abbiamo avuto modo di esprimere le nostre molteplici perplessità su tale iniziativa, non certo per la questione degli “affitti a nero”, anche per la nostra associazione deprecabili ed ingiustificabili, ma per la scarsa utilità di questo provvedimento dal quale emerge la conoscenza molto relativa delle problematiche connesse alle locazioni in questo particolare momento.
Quando infatti si parla delle unità immobiliari locate a cittadini stranieri dovrebbe essere ben presente che proprio questi ultimi sono i soggetti che hanno la massima necessità di un contratto regolare, in quanto ciò rappresenta uno degli elementi basilari per ottenere il permesso di soggiorno. Non a caso ed a convalida della nostra affermazione, la drammatica lievitazione degli sfratti per morosità connessi alle presenti e gravi difficoltà economiche delle famiglie vede coinvolta una percentuale di inquilini stranieri notevolmente inferiore rispetto alle famiglia di italiani.
Diversa - e più importante - è la questione del sovraffollamento che si rileva in molti degli appartamenti locati a questa categoria di cittadini. Ma se l’assessore, in modo peraltro apprezzabile e lodevole se mirata all’eliminazione delle difficoltà di convivenza per il peggioramento della qualità della vita che si verifica quando sono presenti questi casi (fino a 15/20 persone residenti in unità immobiliari di piccole od al massimo medie dimensioni), avesse l’intenzione di risolvere questo problema, la strada non è assolutamente quella imboccata. Abbinare una simile questione alle locazioni in nero non può funzionare, perché la soluzione passa attraverso l’adozione di provvedimenti che agevolino la possibilità economica per queste persone di far fronte al pagamento del canone senza costringerli a suddividere la spesa in più soggetti.
Vogliamo dire, in parole povere, che non sempre l’affitto in nero è sinonimo di sovraffollamento, perché questo si verifica, per i motivi che abbiamo precedentemente specificato, anche negli appartamenti concessi in locazione in modo del tutto regolare e trasparente almeno sotto questo aspetto.
Ed allora altri provvedimenti ed altre iniziative dovrebbero essere adottate per combattere questo fenomeno, tutte di carattere sociale ed economico e non solo di tipo coercitivo e/o sanzionatorio. Parliamo molto, forse troppo ed in modo non sempre corretto, dei fenomeni – spesso di quelli negativi perché fanno notizia - connessi all’immigrazione. Tuttavia, poco viene fatto per governarli nel rispetto dei diritti delle persone anche di coloro che arrivano nel nostro paese con la speranza di un futuro migliore del presente che lasciano nelle loro terre di origine.
L’anno 2008 è quello del 60° anniversario della carta dei “diritti umani”. Possiamo fare qualcosa di concreto per ricordarlo senza ricorrere ai “gendarmi”?
Abbiamo avuto modo di esprimere le nostre molteplici perplessità su tale iniziativa, non certo per la questione degli “affitti a nero”, anche per la nostra associazione deprecabili ed ingiustificabili, ma per la scarsa utilità di questo provvedimento dal quale emerge la conoscenza molto relativa delle problematiche connesse alle locazioni in questo particolare momento.
Quando infatti si parla delle unità immobiliari locate a cittadini stranieri dovrebbe essere ben presente che proprio questi ultimi sono i soggetti che hanno la massima necessità di un contratto regolare, in quanto ciò rappresenta uno degli elementi basilari per ottenere il permesso di soggiorno. Non a caso ed a convalida della nostra affermazione, la drammatica lievitazione degli sfratti per morosità connessi alle presenti e gravi difficoltà economiche delle famiglie vede coinvolta una percentuale di inquilini stranieri notevolmente inferiore rispetto alle famiglia di italiani.
Diversa - e più importante - è la questione del sovraffollamento che si rileva in molti degli appartamenti locati a questa categoria di cittadini. Ma se l’assessore, in modo peraltro apprezzabile e lodevole se mirata all’eliminazione delle difficoltà di convivenza per il peggioramento della qualità della vita che si verifica quando sono presenti questi casi (fino a 15/20 persone residenti in unità immobiliari di piccole od al massimo medie dimensioni), avesse l’intenzione di risolvere questo problema, la strada non è assolutamente quella imboccata. Abbinare una simile questione alle locazioni in nero non può funzionare, perché la soluzione passa attraverso l’adozione di provvedimenti che agevolino la possibilità economica per queste persone di far fronte al pagamento del canone senza costringerli a suddividere la spesa in più soggetti.
Vogliamo dire, in parole povere, che non sempre l’affitto in nero è sinonimo di sovraffollamento, perché questo si verifica, per i motivi che abbiamo precedentemente specificato, anche negli appartamenti concessi in locazione in modo del tutto regolare e trasparente almeno sotto questo aspetto.
Ed allora altri provvedimenti ed altre iniziative dovrebbero essere adottate per combattere questo fenomeno, tutte di carattere sociale ed economico e non solo di tipo coercitivo e/o sanzionatorio. Parliamo molto, forse troppo ed in modo non sempre corretto, dei fenomeni – spesso di quelli negativi perché fanno notizia - connessi all’immigrazione. Tuttavia, poco viene fatto per governarli nel rispetto dei diritti delle persone anche di coloro che arrivano nel nostro paese con la speranza di un futuro migliore del presente che lasciano nelle loro terre di origine.
L’anno 2008 è quello del 60° anniversario della carta dei “diritti umani”. Possiamo fare qualcosa di concreto per ricordarlo senza ricorrere ai “gendarmi”?
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