“Bisogna affermare una politica della casa che non sia unicamente basata sullo sviluppo edilizio, ma risponda ai bisogni sociali della collettività, con particolare riguardo alle fasce deboli”.
Lo ha dichiarato all’Agenzia Adnkronos il Vicepresidente dell’Anci Roberto Reggi, Sindaco di Piacenza.
“Occorrono – ha dichiarato ancora Reggi – iniziative mirate ad incentivare l’affitto anche nel privato ed allo scopo è innanzitutto fondamentale l’introduzione della cedolare secca al 20 per cento sui redditi da locazione”.
Leggere queste notizie ci riempie di soddisfazione, perché quello che andiamo dicendo da anni trova sempre più credito presso enti ed associazioni ai quali, diciamo la verità, fino ad oggi la nostra proposta dava un certo…prurito, dovuto a quella sorta di atavica idea che la proprietà fosse ancora un “furto” e soprattutto che i proprietari fossero in linea generale opportunisti dediti solo ad accaparrare reddito.
Inutile spiegare che siamo gli stessi che sottoscrivono accordi con le associazioni degli inquilini e gli enti locali, rinunciando, come accaduto a Firenze in occasione degli ultimi patti territoriali, ad un aumento dei coefficienti in base ai quali vengono calcolati i canoni in considerazione della crisi economica che ha tagliato notevolmente le risorse delle famiglie, in particolare quelle a basso reddito.
Quando da parte nostra è stato sollevato il problema della cedolare secca sui redditi da locazione, il pensiero non andava soltanto agli interessi dei proprietari, che pure ci stanno a cuore. Tenevamo in conto anche la necessità di risolvere una volta per tutte l’enorme problema della casa, per il quale si approntano piani spesso faraonici e di scarsa - o nulla – possibilità di realizzazione, tralasciando quello che sarebbe l’uovo di Colombo: la cedolare secca.
Se anche l’ANCI comincia a farci un pensierino è almeno lecito pensare che la nostra idea non era proprio peregrina e, forse, sarebbe il momento che chi ci governa trasformasse finalmente le promesse (sottoscritte anche dall’attuale premier) in realtà. Siamo convinti che ne deriverebbero solo benefici.
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giovedì 10 giugno 2010
venerdì 10 luglio 2009
Quando la correttezza è quella che conviene
Nel corso del giornale dell’emittente locale Lady Radio del 7 Luglio 2009 il neo-sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha rimarcato – giustamente dobbiamo dire – che per combattere il fenomeno dei venditori abusivi stranieri (extra comunitari e non) bisognerebbe cominciare a colpire non solo chi produce oggetti contraffatti, ma anche coloro - italiani soprattutto - che affittano a prezzi esorbitanti gli appartamenti “a nero” a queste persone, speculando sulla loro necessità di ottenere un alloggio che non di rado viene condiviso da un numero spropositato di inquilini.
Se è vero che questa affermazione risponde alla realtà – e Confedilizia ha sempre combattuto tale fenomeno, assolutamente ingiustificabile – il Sindaco dovrebbe ricordare che la nostra Associazione (che rappresenta la piccola proprietà diffusa e non le grosse immobiliari) ha aderito e sottoscritto, insieme alle organizzazioni degli inquilini ed all’Amministrazione comunale, un protocollo d’intesa che prevede il rimborso dell’I.C.I. (imposta comunale sugli immobili) ai proprietari che cederanno in locazione un appartamento, alle condizioni previste dall’articolo 2 della legge 431/98, senza incrementare il canone rispetto al precedente accordo del 2004.
Lo dovrebbe ricordare perché ormai da troppi anni i piccoli proprietari sono stati costretti, termine assolutamente giusto e pertinente, a farsi carico del problema della casa per tutti quei cittadini che non hanno potuto (ed anche voluto) acquistarne una per motivi soprattutto economici e che, ancora di più oggi, sono esclusi dalla possibilità di accedere al mercato immobiliare privato. Chi aveva investito i propri risparmi per ottenere un reddito integrativo del salario e/o pensione si è visto vanificare tutti i sacrifici fatti e le rinunce sopportate. Ciò è avvenuto prima con il provvedimento - iniquo ed inaccettabile - dell’equo canone, poi con i canoni agevolati ed infine con gli assurdi tempi degli sfratti per morosità. Questi ultimi, peraltro, continuamente bloccati da provvedimenti governativi, che rendono la proprietà priva di reddito - ma tassata comunque e salatamente. Al contrario, coloro che avevano preferito investire il proprio denaro in titoli di stato hanno avuto una sorte decisamente migliore.
Eppure, sarebbe bene ricordare che in entrambi i casi ci troviamo di fronte a dei cittadini che in qualche modo hanno aiutato il nostro Paese; l’uno (titoli di stato) a sostenere le spese per investimenti e per aiutare il bilancio dello stato, gli altri (i proprietari di immobili) a risolvere il problema abitativo per coloro ai quali lo stato stesso non è mai stato in grado di dare un aiuto concreto ed esaustivo.
Ed allora, a nostro modesto parere, il Sindaco Renzi dovrebbe sì sottolineare la piaga degli affitti “a nero”, ma dovrebbe tenere presente il dovere di riconoscere la preziosa collaborazione di chi ha messo a disposizione un proprio bene per aiutare il Comune di Firenze a limitare il problema della carenza di alloggi pubblici intervenendo per eliminare l’assurdità di far pagare l’I.C.I. a questi proprietari, restituendola poi a tempo e comodo. Sarebbe un bel modo per iniziare il proprio mandato!
Se è vero che questa affermazione risponde alla realtà – e Confedilizia ha sempre combattuto tale fenomeno, assolutamente ingiustificabile – il Sindaco dovrebbe ricordare che la nostra Associazione (che rappresenta la piccola proprietà diffusa e non le grosse immobiliari) ha aderito e sottoscritto, insieme alle organizzazioni degli inquilini ed all’Amministrazione comunale, un protocollo d’intesa che prevede il rimborso dell’I.C.I. (imposta comunale sugli immobili) ai proprietari che cederanno in locazione un appartamento, alle condizioni previste dall’articolo 2 della legge 431/98, senza incrementare il canone rispetto al precedente accordo del 2004.
Lo dovrebbe ricordare perché ormai da troppi anni i piccoli proprietari sono stati costretti, termine assolutamente giusto e pertinente, a farsi carico del problema della casa per tutti quei cittadini che non hanno potuto (ed anche voluto) acquistarne una per motivi soprattutto economici e che, ancora di più oggi, sono esclusi dalla possibilità di accedere al mercato immobiliare privato. Chi aveva investito i propri risparmi per ottenere un reddito integrativo del salario e/o pensione si è visto vanificare tutti i sacrifici fatti e le rinunce sopportate. Ciò è avvenuto prima con il provvedimento - iniquo ed inaccettabile - dell’equo canone, poi con i canoni agevolati ed infine con gli assurdi tempi degli sfratti per morosità. Questi ultimi, peraltro, continuamente bloccati da provvedimenti governativi, che rendono la proprietà priva di reddito - ma tassata comunque e salatamente. Al contrario, coloro che avevano preferito investire il proprio denaro in titoli di stato hanno avuto una sorte decisamente migliore.
Eppure, sarebbe bene ricordare che in entrambi i casi ci troviamo di fronte a dei cittadini che in qualche modo hanno aiutato il nostro Paese; l’uno (titoli di stato) a sostenere le spese per investimenti e per aiutare il bilancio dello stato, gli altri (i proprietari di immobili) a risolvere il problema abitativo per coloro ai quali lo stato stesso non è mai stato in grado di dare un aiuto concreto ed esaustivo.
Ed allora, a nostro modesto parere, il Sindaco Renzi dovrebbe sì sottolineare la piaga degli affitti “a nero”, ma dovrebbe tenere presente il dovere di riconoscere la preziosa collaborazione di chi ha messo a disposizione un proprio bene per aiutare il Comune di Firenze a limitare il problema della carenza di alloggi pubblici intervenendo per eliminare l’assurdità di far pagare l’I.C.I. a questi proprietari, restituendola poi a tempo e comodo. Sarebbe un bel modo per iniziare il proprio mandato!
venerdì 5 giugno 2009
Locazioni e sfratti: occorre un coordinamento
Anche per chi opera nel settore immobiliare ormai da molti anni e da tempo ha responsabilità all’interno di un’associazione che rappresenta i proprietari qualche volta è difficile comprendere e/o trovare una giustificazione a comportamenti che difficilmente possono trovare una spiegazione logica. Tale, infatti, può essere considerata la notizia apparsa su alcuni quotidiani locali dell’avvenuto sfratto di una famiglia composta da quattro persone, delle quali due bambini, effettuata con l’intervento della forza pubblica in una frazione del comune di Campi Bisenzio e che ha provocato un malore all’inquilino sfrattato con conseguente ricovero in ospedale.
Ovviamente la stranezza di quanto accaduto non sta certamente nell’esecuzione dello sfratto mediante la forza pubblica perché ormai si verificano continuamente eventi del genere, ma piuttosto nel fatto che, in questa circostanza, l’inquilino aveva già trovato un nuovo alloggio e che un semplice rinvio di una quindicina di giorni avrebbe consentito di evitare ad una famiglia il disagio, diciamo pure il trauma, di un provvedimento che è già difficile da accettare quando viene svolto in tutta normalità ma che diventa sconvolgente quando è la forza pubblica ad intervenire.
Pare naturale, nella circostanza, pensare che è mancata del tutto la capacità di dialogare da parte dei soggetti interessati – inquilini e proprietà - così come assente è stato l’ente locale, ci riferiamo al Comune ed all’assessorato competente, che avrebbe avuto forse la possibilità di suggerire o più propriamente mediare per trovare una soluzione che portasse ad un semplice rinvio del provvedimento.
In tutti i casi l’intera vicenda è la dimostrazione di quanto la situazione degli sfratti (per fine locazione e per morosità) sia diventata notevolmente conflittuale per la mancanza di capacità di intervenire da parte dei vari governi che si sono succeduti nel tempo nel settore delle locazioni con leggi che prendano in esame l’intero settore degli affitti senza ricorrere solo ed esclusivamente ad un continuo ed inaccettabile blocco degli sfratti (compresi quelli per morosità) - e per l’impossibilità, non solo economica, degli enti locali (regioni, provincie e comuni) di assumere un ruolo più propositivo ed esaustivo nella ricerca di soluzioni.
E’ mancata soprattutto la capacità di aprirsi alle proposte ed ai suggerimenti da parte di quei soggetti (rappresentanti della proprietà e degli inquilini in primis) che vivendo giorno per giorno questi problemi avrebbero la possibilità di suggerire soluzioni condivise e percorsi diversi da quelli che la politica ha percorso fino ad oggi e che non hanno portato risultati e benefici. Si è preferito lasciare che si aprisse una “guerra fra poveri” piuttosto che avere l’umiltà di ascoltare chi avrebbe potuto dire qualcosa di utile accettando le situazioni che abbiamo visto in premessa, indicative e sintomatiche di un sistema ormai privo di qualsiasi possibilità di miglioramento se non si scegli di ripartire da metodologie diverse e da norme più civili.
Basterebbe poco! Forse che la “politica ed i politici” sappiano con umiltà semplicemente ascoltare chi, almeno qualche volta, i problemi li conosce meglio e per questo potrebbe suggerire soluzioni migliori del semplice rinvio o “proroga”.
Ovviamente la stranezza di quanto accaduto non sta certamente nell’esecuzione dello sfratto mediante la forza pubblica perché ormai si verificano continuamente eventi del genere, ma piuttosto nel fatto che, in questa circostanza, l’inquilino aveva già trovato un nuovo alloggio e che un semplice rinvio di una quindicina di giorni avrebbe consentito di evitare ad una famiglia il disagio, diciamo pure il trauma, di un provvedimento che è già difficile da accettare quando viene svolto in tutta normalità ma che diventa sconvolgente quando è la forza pubblica ad intervenire.
Pare naturale, nella circostanza, pensare che è mancata del tutto la capacità di dialogare da parte dei soggetti interessati – inquilini e proprietà - così come assente è stato l’ente locale, ci riferiamo al Comune ed all’assessorato competente, che avrebbe avuto forse la possibilità di suggerire o più propriamente mediare per trovare una soluzione che portasse ad un semplice rinvio del provvedimento.
In tutti i casi l’intera vicenda è la dimostrazione di quanto la situazione degli sfratti (per fine locazione e per morosità) sia diventata notevolmente conflittuale per la mancanza di capacità di intervenire da parte dei vari governi che si sono succeduti nel tempo nel settore delle locazioni con leggi che prendano in esame l’intero settore degli affitti senza ricorrere solo ed esclusivamente ad un continuo ed inaccettabile blocco degli sfratti (compresi quelli per morosità) - e per l’impossibilità, non solo economica, degli enti locali (regioni, provincie e comuni) di assumere un ruolo più propositivo ed esaustivo nella ricerca di soluzioni.
E’ mancata soprattutto la capacità di aprirsi alle proposte ed ai suggerimenti da parte di quei soggetti (rappresentanti della proprietà e degli inquilini in primis) che vivendo giorno per giorno questi problemi avrebbero la possibilità di suggerire soluzioni condivise e percorsi diversi da quelli che la politica ha percorso fino ad oggi e che non hanno portato risultati e benefici. Si è preferito lasciare che si aprisse una “guerra fra poveri” piuttosto che avere l’umiltà di ascoltare chi avrebbe potuto dire qualcosa di utile accettando le situazioni che abbiamo visto in premessa, indicative e sintomatiche di un sistema ormai privo di qualsiasi possibilità di miglioramento se non si scegli di ripartire da metodologie diverse e da norme più civili.
Basterebbe poco! Forse che la “politica ed i politici” sappiano con umiltà semplicemente ascoltare chi, almeno qualche volta, i problemi li conosce meglio e per questo potrebbe suggerire soluzioni migliori del semplice rinvio o “proroga”.
martedì 9 dicembre 2008
Ancora una volta promesse non mantenute
Una delle iniziative più importanti di Confedilizia in questi ultimi anni è stata quella dell’introduzione della cedolare secca sulle locazioni, a partire dai contratti di locazione agevolati che dovrebbero rappresentare la forma migliore per consentire a molte famiglie italiane (e non) di risolvere il problema della casa non potendo contare sulla possibilità di accedere all’acquisto e neppure alla libera contrattazione locativa.
Purtroppo, la Camera dei deputati ha respinto un emendamento presentato dall’On. Paola De Micheli (PD), a seguito del parere contrario espresso sia dal governo che dal relatore On. Giudice (PDL). Ciò ha impedito l’attuazione di un provvedimento che avrebbe rappresentato un primo importantissimo passo per riaprire il mercato delle locazioni – sarebbe stato necessario ovviamente estenderlo a tutti i contratti e non solo a quelli agevolati – contribuendo altresì alla concreta possibilità di ridurre, se non eliminare del tutto, il fenomeno degli affitti in “nero”.
Ancora una volta è stata prevalente la preoccupazione di dover rinunciare all’uovo di oggi, rappresentato dalla perdita (sic.) di circa 170 milioni, rinunciando a tutta un serie di nuove entrate, prima fra tutte appunto l’evasione ed alla riduzione delle spese rappresentata dalla possibilità di contenere le uscite per i contributi da erogare a sostegno delle famiglie in difficoltà per il pagamento del canone.
In sostanza, all’eterno difetto della politica di pensare ed agire per compartimenti stagni e quindi senza coordinamento fra i soggetti – ministeri – interessati da un provvedimento legislativo, si è aggiunto l’altrettanto atavica incapacità di pensare in prospettiva e di essere capaci di una visione più ampia dei problemi con le relative soluzioni. L’oggi, quindi, più importante del domani.
Ma la considerazione più importante, e se vogliamo essere sinceri fino in fondo, la più amara ed inaccettabile, è quella riferita all’incapacità della politica e dei politici – vogliamo dire di professione? – di rispettare gli impegni presi in campagna elettorale. Infatti, non solo questo provvedimento era stato riportato nei programmi del PDL, del PD e dell’UDC ma era stato ribadito e confermato più volte negli incontri successivi con Confedilizia.
Cosa dire poi della continua mancanza di sensibilità verso il mondo della proprietà edilizia – quella diffusa e piccola perché la grande è tutelata od ha la possibilità di proteggersi – danneggiata da provvedimenti che creano i presupposti per aumentare la disaffezione verso la locazione come le perduranti proroghe degli sfratti (senza considerare lo scandalo della durata di quelli per morosità – ed il livello inaudito della fiscalità, diretta od indiretta, che grava sulla casa ed in modo particolare gli immobili locati)?
La gravissima situazione economica del paese avrebbe richiesto l’adozione di provvedimenti coraggiosi ed innovativi, avrebbe suggerito di farsi carico di iniziative efficienti con ampie prospettive future più che ricercare effetti limitati e immediati. Ma avrebbe dovuto principalmente guardare al più grande dei problemi: quello di ricreare un rapporto di fiducia tra i cittadini e le loro istituzioni. Non è stato così e si è trovato il modo di lanciare un messaggio del tutto opposto: “della politica non possiamo fidarci”.
Purtroppo, la Camera dei deputati ha respinto un emendamento presentato dall’On. Paola De Micheli (PD), a seguito del parere contrario espresso sia dal governo che dal relatore On. Giudice (PDL). Ciò ha impedito l’attuazione di un provvedimento che avrebbe rappresentato un primo importantissimo passo per riaprire il mercato delle locazioni – sarebbe stato necessario ovviamente estenderlo a tutti i contratti e non solo a quelli agevolati – contribuendo altresì alla concreta possibilità di ridurre, se non eliminare del tutto, il fenomeno degli affitti in “nero”.
Ancora una volta è stata prevalente la preoccupazione di dover rinunciare all’uovo di oggi, rappresentato dalla perdita (sic.) di circa 170 milioni, rinunciando a tutta un serie di nuove entrate, prima fra tutte appunto l’evasione ed alla riduzione delle spese rappresentata dalla possibilità di contenere le uscite per i contributi da erogare a sostegno delle famiglie in difficoltà per il pagamento del canone.
In sostanza, all’eterno difetto della politica di pensare ed agire per compartimenti stagni e quindi senza coordinamento fra i soggetti – ministeri – interessati da un provvedimento legislativo, si è aggiunto l’altrettanto atavica incapacità di pensare in prospettiva e di essere capaci di una visione più ampia dei problemi con le relative soluzioni. L’oggi, quindi, più importante del domani.
Ma la considerazione più importante, e se vogliamo essere sinceri fino in fondo, la più amara ed inaccettabile, è quella riferita all’incapacità della politica e dei politici – vogliamo dire di professione? – di rispettare gli impegni presi in campagna elettorale. Infatti, non solo questo provvedimento era stato riportato nei programmi del PDL, del PD e dell’UDC ma era stato ribadito e confermato più volte negli incontri successivi con Confedilizia.
Cosa dire poi della continua mancanza di sensibilità verso il mondo della proprietà edilizia – quella diffusa e piccola perché la grande è tutelata od ha la possibilità di proteggersi – danneggiata da provvedimenti che creano i presupposti per aumentare la disaffezione verso la locazione come le perduranti proroghe degli sfratti (senza considerare lo scandalo della durata di quelli per morosità – ed il livello inaudito della fiscalità, diretta od indiretta, che grava sulla casa ed in modo particolare gli immobili locati)?
La gravissima situazione economica del paese avrebbe richiesto l’adozione di provvedimenti coraggiosi ed innovativi, avrebbe suggerito di farsi carico di iniziative efficienti con ampie prospettive future più che ricercare effetti limitati e immediati. Ma avrebbe dovuto principalmente guardare al più grande dei problemi: quello di ricreare un rapporto di fiducia tra i cittadini e le loro istituzioni. Non è stato così e si è trovato il modo di lanciare un messaggio del tutto opposto: “della politica non possiamo fidarci”.
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martedì 2 dicembre 2008
Locazioni in nero e sovraffollamento
Nel corso di questi ultimi giorni ha destato interesse, anche per l'attenzione da parte degli organi di informazione, l’iniziativa dell’Assessore Graziano Cioni, il quale ha disposto accertamenti per combattere il fenomeno delle locazioni in nero ai cittadini immigrati ed il sovraffollamento che si verifica in molte delle abitazioni a loro affittate. Lo scopo, è quello di ripristinare la regolarità fiscale e l’ordine all’interno degli edifici dove queste situazioni sono presenti.
Abbiamo avuto modo di esprimere le nostre molteplici perplessità su tale iniziativa, non certo per la questione degli “affitti a nero”, anche per la nostra associazione deprecabili ed ingiustificabili, ma per la scarsa utilità di questo provvedimento dal quale emerge la conoscenza molto relativa delle problematiche connesse alle locazioni in questo particolare momento.
Quando infatti si parla delle unità immobiliari locate a cittadini stranieri dovrebbe essere ben presente che proprio questi ultimi sono i soggetti che hanno la massima necessità di un contratto regolare, in quanto ciò rappresenta uno degli elementi basilari per ottenere il permesso di soggiorno. Non a caso ed a convalida della nostra affermazione, la drammatica lievitazione degli sfratti per morosità connessi alle presenti e gravi difficoltà economiche delle famiglie vede coinvolta una percentuale di inquilini stranieri notevolmente inferiore rispetto alle famiglia di italiani.
Diversa - e più importante - è la questione del sovraffollamento che si rileva in molti degli appartamenti locati a questa categoria di cittadini. Ma se l’assessore, in modo peraltro apprezzabile e lodevole se mirata all’eliminazione delle difficoltà di convivenza per il peggioramento della qualità della vita che si verifica quando sono presenti questi casi (fino a 15/20 persone residenti in unità immobiliari di piccole od al massimo medie dimensioni), avesse l’intenzione di risolvere questo problema, la strada non è assolutamente quella imboccata. Abbinare una simile questione alle locazioni in nero non può funzionare, perché la soluzione passa attraverso l’adozione di provvedimenti che agevolino la possibilità economica per queste persone di far fronte al pagamento del canone senza costringerli a suddividere la spesa in più soggetti.
Vogliamo dire, in parole povere, che non sempre l’affitto in nero è sinonimo di sovraffollamento, perché questo si verifica, per i motivi che abbiamo precedentemente specificato, anche negli appartamenti concessi in locazione in modo del tutto regolare e trasparente almeno sotto questo aspetto.
Ed allora altri provvedimenti ed altre iniziative dovrebbero essere adottate per combattere questo fenomeno, tutte di carattere sociale ed economico e non solo di tipo coercitivo e/o sanzionatorio. Parliamo molto, forse troppo ed in modo non sempre corretto, dei fenomeni – spesso di quelli negativi perché fanno notizia - connessi all’immigrazione. Tuttavia, poco viene fatto per governarli nel rispetto dei diritti delle persone anche di coloro che arrivano nel nostro paese con la speranza di un futuro migliore del presente che lasciano nelle loro terre di origine.
L’anno 2008 è quello del 60° anniversario della carta dei “diritti umani”. Possiamo fare qualcosa di concreto per ricordarlo senza ricorrere ai “gendarmi”?
Abbiamo avuto modo di esprimere le nostre molteplici perplessità su tale iniziativa, non certo per la questione degli “affitti a nero”, anche per la nostra associazione deprecabili ed ingiustificabili, ma per la scarsa utilità di questo provvedimento dal quale emerge la conoscenza molto relativa delle problematiche connesse alle locazioni in questo particolare momento.
Quando infatti si parla delle unità immobiliari locate a cittadini stranieri dovrebbe essere ben presente che proprio questi ultimi sono i soggetti che hanno la massima necessità di un contratto regolare, in quanto ciò rappresenta uno degli elementi basilari per ottenere il permesso di soggiorno. Non a caso ed a convalida della nostra affermazione, la drammatica lievitazione degli sfratti per morosità connessi alle presenti e gravi difficoltà economiche delle famiglie vede coinvolta una percentuale di inquilini stranieri notevolmente inferiore rispetto alle famiglia di italiani.
Diversa - e più importante - è la questione del sovraffollamento che si rileva in molti degli appartamenti locati a questa categoria di cittadini. Ma se l’assessore, in modo peraltro apprezzabile e lodevole se mirata all’eliminazione delle difficoltà di convivenza per il peggioramento della qualità della vita che si verifica quando sono presenti questi casi (fino a 15/20 persone residenti in unità immobiliari di piccole od al massimo medie dimensioni), avesse l’intenzione di risolvere questo problema, la strada non è assolutamente quella imboccata. Abbinare una simile questione alle locazioni in nero non può funzionare, perché la soluzione passa attraverso l’adozione di provvedimenti che agevolino la possibilità economica per queste persone di far fronte al pagamento del canone senza costringerli a suddividere la spesa in più soggetti.
Vogliamo dire, in parole povere, che non sempre l’affitto in nero è sinonimo di sovraffollamento, perché questo si verifica, per i motivi che abbiamo precedentemente specificato, anche negli appartamenti concessi in locazione in modo del tutto regolare e trasparente almeno sotto questo aspetto.
Ed allora altri provvedimenti ed altre iniziative dovrebbero essere adottate per combattere questo fenomeno, tutte di carattere sociale ed economico e non solo di tipo coercitivo e/o sanzionatorio. Parliamo molto, forse troppo ed in modo non sempre corretto, dei fenomeni – spesso di quelli negativi perché fanno notizia - connessi all’immigrazione. Tuttavia, poco viene fatto per governarli nel rispetto dei diritti delle persone anche di coloro che arrivano nel nostro paese con la speranza di un futuro migliore del presente che lasciano nelle loro terre di origine.
L’anno 2008 è quello del 60° anniversario della carta dei “diritti umani”. Possiamo fare qualcosa di concreto per ricordarlo senza ricorrere ai “gendarmi”?
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