La “politica”, quando deve tutelare privilegi e benefici – soprattutto le entrate - riesce a trovare soluzioni fantasiose per mantenere le proprie posizioni, in barba a sentenze negative per il potere anche se emesse dalla Corte Costituzionale. E’ il caso del canone di depurazione e della ormai conosciutissima sentenza, appunto, della Corte Costituzionale, che riteneva la sua applicazione illegittima nel caso in cui gli utenti non beneficiassero del servizio per mancanza degli impianti o semplicemente in caso di mancato funzionamento dei medesimi. Principio indubbiamente rispettoso dell’esigenza, costituzionalmente riconosciuta oltre che logicamente naturale, che un “canone” debba essere versato solo in presenza di un corrispettivo servizio o beneficio ricavabile da una prestazione. Nessuno, per fare un esempio calzante, si sognerebbe di chiedere il pagamento di un canone per la locazione di un appartamento ancora non realizzato. Meno che mai di far pagare il canone al futuro inquilino per costruire la casa che gli sarà affittata!
In modo giuridicamente irreprensibile ai cittadini, che corrispondevano il canone di depurazione senza beneficiare del relativo servizio, avrebbe dovuto essere restituito quanto pagato ingiustamente per i dieci anni precedenti – tale era da considerarsi il termine di prescrizione – ed ovviamente tolto immediatamente l’addebito in bolletta. Ed a questo punto – sicuramente senza diatribe ed accuse reciproche tra maggioranza ed opposizione ma con una probabilissima intesa bipartisan – interviene la politica ed in modo particolare il governo. Mi verrebbe da dire, insomma, la solita politica autoreferenziale sempre pronta a difendere qualsiasi forma di privilegio e di prelievo ai cittadini. Questa, dimostrando una grandissima fantasia (e sfacciataggine) ha predisposto un decreto mediante il quale è stato inserito il principio che il canone di depurazione deve essere corrisposto quando l’impianto sia semplicemente progettato.
Siamo arrivati, quindi, all’obbligo di pagamento di un canone per un servizio reso da un depuratore realizzato su un foglio di carta, dunque senza tener conto di qualsiasi elementare diritto del cittadino e con tanti ringraziamento ai principi costituzionali che, ovviamente, non vengono contemplati dal provvedimento cui ci riferiamo.
Due cose ci piacerebbe chiedere a chi ci governa. La prima di sapere quando ci sarà chiesto di pagare una tassa, un canone o qualsiasi altra gabella sulla base della sola “idea” di servizio. La seconda, se qualcuno si sentirà in dovere di farci sapere dov’è andata a finire quella somma enorme incamerata per canoni di depurazione non dovuti e che – secondo la legge – avrebbe dovuto essere vincolata alla costruzione degli impianti. Non avrebbe potuto essere usata per restituire ai cittadini interessati quanto percepito, “ingiustamente” (non illegalmente) secondo la Corte Costituzionale?
Ed, infine, com’è possibile che chi si richiama a valori liberali e liberisti sia capace di calpestare i diritti dei cittadini sanciti dalla Carta Costituzionale? Tutto ciò avviene, come nel caso esaminato, attraverso l'adozione di metodi discutibili volti a mantenere in essere illegittimità ed una sorta di accanimento fiscale nei confronti di coloro che hanno l’unico torto di essere cittadini di un Paese la cui classe dirigente non ha alcun rispetto né capacità di tutela nei loro confronti.
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venerdì 6 marzo 2009
giovedì 5 febbraio 2009
Contrordine. Sarà rimborsato il canone di depurazione! Rimborso diretto senza domanda di richiesta per gli anni precedenti
Come nelle migliori favole si potrebbe concludere con “….e furono rimborsati tutti, felici, contenti e senza domanda!”. Questo è l’esito (si spera) della vicenda relativa alla restituzione dei canoni di depurazione a quei cittadini che l’avevano pagata in bolletta pur non godendo del servizio, o avendolo anche temporaneamente sospeso. La sentenza della Corte Costituzionale che ha stablito quanto appena descritto, è intervenuta a fare giustizia di un’assurda iniquità, peraltro prevista dalla Legge Galli, che consentiva agli enti di gestione del servizio di approvvigionamento idrico di applicare questa maggiorazione – il canone di depurazione appunto – anche in caso di mancanza dell’impianto od essendo lo stesso non funzionante.
L’Assessore regionale Marco Betti ha infatti chiarito, in risposta ad un’interrogazione del capogruppo UDC Marco Carraresi, che non ci sarà bisogno di fare domande in quanto saranno le società di gestione, su indicazione degli ATO, a rimborsare direttamente alle famiglie le cifre pagate per canoni relativi alla depurazione anche in mancanza degli stessi rispettando, appunto, la sentenza della Corte Costituzionale.
La questione del mancato rimborso diretto ma legato alla presentazione di un’istanza era stato da noi sollevato nello scorso numero di Metropoli Day in un editoriale. Qui, oltre ad esprimere perplessità per la decisione del Presidente di ATO 3 di vincolare la restituzione di quanto legittimamente dovuto agli interessati solo dietro richiesta, ci chiedevamo come mai si paventasse la mancanza di risorse per far fronte alla restituzione di quanto percepito in più quando, sulla base della legge Galli (prima richiamata), le somme versate dai cittadini per canone di depurazione sarebbero dovute confluire in un apposito fondo volto alla realizzazione degli impianti.
Quello che non sapevamo – nessuno aveva fornito un dato preciso – era l’ammontare di questo “tesoretto” che è stato chiarito dall’ANEA – associazione delle autorità e degli enti di ambito – la quale ha indicato in circa 20 milioni di euro all’anno il mancato introito dei gestori della Toscana con una incidenza del 7% circa dell’ammontare complessivo del fatturato annuo. Ed allora, il conto (ovviamente orientativo) è presto fatto: se sono 10 anni di canoni impropriamente percepiti – sulla base della sentenza della Corte Costituzionale – si tratterebbe della somma complessiva, di tutto rispetto, di circa 200.000 euro. Sarebbero, tanto per capirci meglio, 400 mld. delle vecchie lirette , che, a nostro modesto parere, avrebbero permesso di costruire i depuratori od almeno avviare concretamente i lavori. Perché non è stato fatto? E perché questa somma non è più nella disponibilità degli enti se la legge Galli stabiliva che le somme percepite avrebbero dovuto essere accantonate con quella finalità? Ci piacerebbe molto saperlo vista la preoccupazione del Presidente dell’ATO 3 che non sapeva dove reperire le risorse.
L’Assessore regionale Marco Betti ha infatti chiarito, in risposta ad un’interrogazione del capogruppo UDC Marco Carraresi, che non ci sarà bisogno di fare domande in quanto saranno le società di gestione, su indicazione degli ATO, a rimborsare direttamente alle famiglie le cifre pagate per canoni relativi alla depurazione anche in mancanza degli stessi rispettando, appunto, la sentenza della Corte Costituzionale.
La questione del mancato rimborso diretto ma legato alla presentazione di un’istanza era stato da noi sollevato nello scorso numero di Metropoli Day in un editoriale. Qui, oltre ad esprimere perplessità per la decisione del Presidente di ATO 3 di vincolare la restituzione di quanto legittimamente dovuto agli interessati solo dietro richiesta, ci chiedevamo come mai si paventasse la mancanza di risorse per far fronte alla restituzione di quanto percepito in più quando, sulla base della legge Galli (prima richiamata), le somme versate dai cittadini per canone di depurazione sarebbero dovute confluire in un apposito fondo volto alla realizzazione degli impianti.
Quello che non sapevamo – nessuno aveva fornito un dato preciso – era l’ammontare di questo “tesoretto” che è stato chiarito dall’ANEA – associazione delle autorità e degli enti di ambito – la quale ha indicato in circa 20 milioni di euro all’anno il mancato introito dei gestori della Toscana con una incidenza del 7% circa dell’ammontare complessivo del fatturato annuo. Ed allora, il conto (ovviamente orientativo) è presto fatto: se sono 10 anni di canoni impropriamente percepiti – sulla base della sentenza della Corte Costituzionale – si tratterebbe della somma complessiva, di tutto rispetto, di circa 200.000 euro. Sarebbero, tanto per capirci meglio, 400 mld. delle vecchie lirette , che, a nostro modesto parere, avrebbero permesso di costruire i depuratori od almeno avviare concretamente i lavori. Perché non è stato fatto? E perché questa somma non è più nella disponibilità degli enti se la legge Galli stabiliva che le somme percepite avrebbero dovuto essere accantonate con quella finalità? Ci piacerebbe molto saperlo vista la preoccupazione del Presidente dell’ATO 3 che non sapeva dove reperire le risorse.
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giovedì 29 gennaio 2009
Bollette acqua e canone di depurazione: la beffa dei rimborsi
In questa settimana i media hanno posto in rilievo la questione della restituzione delle somme versate in più sulle bollette dell’acqua in conseguenza del pronunciamento della Corte costituzionale. Ciò, soprattutto in relazione alla decisione dell’Ato 3 di condizionarla – per gli arretrati - alla richiesta da parte degli utenti ed alla presentazione di apposita domanda.
Definire questa decisione inaudita, incomprensibile ed estremamente scorretta per tutta una serie di motivi che cercheremo di esaminare è il minimo che si possa fare, per cui ci auguriamo che le proteste delle associazioni dei consumatori, di alcuni politici e degli organi di informazione locali possano portare ad un ripensamento dell’ente che consenta la restituzione delle somme pagate in più senza alcun vincolo di richiesta ma semplicemente provvedendo di ufficio.
E pensare che la dirigenza dell’ATO 3 aveva comunicato a tutti i sindaci dei comuni serviti dall’ente che “le quote di depurazione pagate negli ultimi dieci anni da chi non ha fruito del servizio dovranno essere restituite"! Specificando però, immediatamente dopo, che “tale rimborso, non oggetto di rivalutazione monetaria, dovrebbe essere fatto solo a chi ne fa esplicita richiesta”.
Poco interessa alla “governance” dell’ATO 3 di quanto questa decisione possa influire su chi non è informato, impedito per malattia, momentaneamente lontano dalla propria abitazione o, più semplicemente, troppo anziano per sapersi districare nelle pratiche burocratiche. Ancora meno, rileva agli occhi dell’ente il dovere etico/morale derivante dal fatto che somme, incamerate senza averne titolo sia pure inconsapevolmente, dovrebbero essere automaticamente restituite senza formalità alcuna.
Ma c’è un altro particolare molto importante, capace di suggerire, anzi imporre, la restituzione di ufficio delle somme erogate ingiustamente dai cittadini: nessuno, o pochissimi, dei cittadini interessati alla questione, sono a conoscenza del fatto di essere e non essere fruitori del servizio di depurazione, oppure non hanno idea di se e quando non lo siano stati per il mancato funzionamento degli impianti.
Una delle ragioni che, secondo l’ATO 3, sono alla base della decisione di restituire le somme solo su domanda (la dichiarazione è stata fatta ad una radio locale dal Presidente dell’ente), è la constatazione della rilevanza economica dell’importo complessivo. La consistenza di quest’ultimo fa sì che possa provvedervi solo il governo mediante un atto che renda disponibile quanto servirebbe. Ma ci sarebbe un particolare non trascurabile da far notare al Presidente e che forse pochi hanno rilevato. La legge Galli stabiliva che gli importi incamerati con i canoni di depurazione – anche in mancanza degli impianti – dovessero essere accantonate per la loro realizzazione. Se i depuratori sono ancora nell’ambito dei sogni in molte zone d’Italia, compresa la nostra provincia, dove è andata a finire questa immensa mole di denaro che dovrebbe essere stata accantonata in questi 10 anni? E se queste somme sono state accantonate, come legge prevedeva, non dovrebbero essere utilizzate per restituire quanto dovuto ai cittadini che si trovano nella condizione di essere rimborsati?
Definire questa decisione inaudita, incomprensibile ed estremamente scorretta per tutta una serie di motivi che cercheremo di esaminare è il minimo che si possa fare, per cui ci auguriamo che le proteste delle associazioni dei consumatori, di alcuni politici e degli organi di informazione locali possano portare ad un ripensamento dell’ente che consenta la restituzione delle somme pagate in più senza alcun vincolo di richiesta ma semplicemente provvedendo di ufficio.
E pensare che la dirigenza dell’ATO 3 aveva comunicato a tutti i sindaci dei comuni serviti dall’ente che “le quote di depurazione pagate negli ultimi dieci anni da chi non ha fruito del servizio dovranno essere restituite"! Specificando però, immediatamente dopo, che “tale rimborso, non oggetto di rivalutazione monetaria, dovrebbe essere fatto solo a chi ne fa esplicita richiesta”.
Poco interessa alla “governance” dell’ATO 3 di quanto questa decisione possa influire su chi non è informato, impedito per malattia, momentaneamente lontano dalla propria abitazione o, più semplicemente, troppo anziano per sapersi districare nelle pratiche burocratiche. Ancora meno, rileva agli occhi dell’ente il dovere etico/morale derivante dal fatto che somme, incamerate senza averne titolo sia pure inconsapevolmente, dovrebbero essere automaticamente restituite senza formalità alcuna.
Ma c’è un altro particolare molto importante, capace di suggerire, anzi imporre, la restituzione di ufficio delle somme erogate ingiustamente dai cittadini: nessuno, o pochissimi, dei cittadini interessati alla questione, sono a conoscenza del fatto di essere e non essere fruitori del servizio di depurazione, oppure non hanno idea di se e quando non lo siano stati per il mancato funzionamento degli impianti.
Una delle ragioni che, secondo l’ATO 3, sono alla base della decisione di restituire le somme solo su domanda (la dichiarazione è stata fatta ad una radio locale dal Presidente dell’ente), è la constatazione della rilevanza economica dell’importo complessivo. La consistenza di quest’ultimo fa sì che possa provvedervi solo il governo mediante un atto che renda disponibile quanto servirebbe. Ma ci sarebbe un particolare non trascurabile da far notare al Presidente e che forse pochi hanno rilevato. La legge Galli stabiliva che gli importi incamerati con i canoni di depurazione – anche in mancanza degli impianti – dovessero essere accantonate per la loro realizzazione. Se i depuratori sono ancora nell’ambito dei sogni in molte zone d’Italia, compresa la nostra provincia, dove è andata a finire questa immensa mole di denaro che dovrebbe essere stata accantonata in questi 10 anni? E se queste somme sono state accantonate, come legge prevedeva, non dovrebbero essere utilizzate per restituire quanto dovuto ai cittadini che si trovano nella condizione di essere rimborsati?
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giovedì 15 gennaio 2009
Bollette acqua: riduzione senza canone di depurazione
La notizia è di quelle che ci riempiono di soddisfazione e danno il senso di quanto gli interventi sia delle associazioni dei consumatori che di quelle rappresentative dei proprietari di casa, come appunto Confedilizia, riescano ad obbligare – dobbiamo dire per la verità sempre più spesso – le aziende, pubbliche e/o private che siano poco importa, al rispetto di quei principi sanciti persino dalla nostra Costituzione come nel caso del canone di depurazione.
Si tratta in sostanza dell’applicazione da parte dell’A.T.O. 3 Medio Valdarno di quanto stabilito dalla recente sentenza della Corte Costituzionale (per l’esattezza la n° 335/2008) che riteneva illegittimo l’addebito in bolletta del canone di depurazione anche in mancanza del relativo impianto od in coincidenza di un suo mancato funzionamento oppure dell’inesistenza del relativo collegamento fognario.
Il risultato sarà, come riportato da una ricerca interessantissima pubblicata sul Nuovo Corriere di Firenze dello scorso 10 gennaio 2009, che tutti coloro i quali si trovano in questa situazione (si pensi a tutti i cittadini residenti nell’Oltrarno fiorentino oltre a quelli che vivono in ampie zone del Chianti e del Valdarno e cioè circa il 25% delle utenze) beneficeranno di una riduzione dei costi del consumo dell’acqua abbastanza consistente stante che il canone di depurazione rappresenta una delle tre voci della bolletta incidendo su questa in modo notevole.
Lo stesso quotidiano quantifica in una riduzione di circa 23,00 euro per gli utenti che consumano fino a 50 metri cubi per anno, di 30,14 per coloro che ne consumano fino a 100 e 53,24 in meno per consumi fino a 150. Ma il risparmio diventa maggiore ove si consideri che per gli utenti serviti dal depuratore ci sarà invece un consistente aumento in conseguenza delle tariffe previste dall’ATO 3 per l’anno 2009 che sarà per le fasce di consumo indicate in precedenza rispettivamente di 7,15 (consumi fino a 50 mc.), di 30,36 (consumi fino a 100 mc.) ed infine di 37,51 (consumi fino a 150 mc.) anche se la modifica degli scaglioni comporterà un piccolo beneficio per gli utenti.
E’ facilmente comprensibile come l’incidenza del canone di depurazione sulle bollette sia piuttosto rilevante (nel primo caso – 50 mc. di consumo annuo – il risparmio complessivo è di euro 30,15 annui) e quindi come fosse giusto arrivare a questa importantissima decisione della Corte Costituzionale non solo per una questione di legalità e corretta applicazione delle norme ma per porre fine ad un indebito ed ingiustificato arricchimento da parte dei gestori del servizio (molto spesso a capitale interamente o quasi interamente pubblico) che si è perpetrato per un periodo di tempo talmente lungo da permettere a questi soggetti di accumulare risorse più che sufficienti a costruire questi attesi depuratori.
Ma non disperiamo perché forse questi mancati introiti costringeranno chi di dovere ad accelerare i tempi della loro realizzazione per tornare ad incamerare quelle risorse sempre più necessarie per il mantenimento della “res publica” perennemente in….(è proprio il caso di dirlo)…bolletta!
Si tratta in sostanza dell’applicazione da parte dell’A.T.O. 3 Medio Valdarno di quanto stabilito dalla recente sentenza della Corte Costituzionale (per l’esattezza la n° 335/2008) che riteneva illegittimo l’addebito in bolletta del canone di depurazione anche in mancanza del relativo impianto od in coincidenza di un suo mancato funzionamento oppure dell’inesistenza del relativo collegamento fognario.
Il risultato sarà, come riportato da una ricerca interessantissima pubblicata sul Nuovo Corriere di Firenze dello scorso 10 gennaio 2009, che tutti coloro i quali si trovano in questa situazione (si pensi a tutti i cittadini residenti nell’Oltrarno fiorentino oltre a quelli che vivono in ampie zone del Chianti e del Valdarno e cioè circa il 25% delle utenze) beneficeranno di una riduzione dei costi del consumo dell’acqua abbastanza consistente stante che il canone di depurazione rappresenta una delle tre voci della bolletta incidendo su questa in modo notevole.
Lo stesso quotidiano quantifica in una riduzione di circa 23,00 euro per gli utenti che consumano fino a 50 metri cubi per anno, di 30,14 per coloro che ne consumano fino a 100 e 53,24 in meno per consumi fino a 150. Ma il risparmio diventa maggiore ove si consideri che per gli utenti serviti dal depuratore ci sarà invece un consistente aumento in conseguenza delle tariffe previste dall’ATO 3 per l’anno 2009 che sarà per le fasce di consumo indicate in precedenza rispettivamente di 7,15 (consumi fino a 50 mc.), di 30,36 (consumi fino a 100 mc.) ed infine di 37,51 (consumi fino a 150 mc.) anche se la modifica degli scaglioni comporterà un piccolo beneficio per gli utenti.
E’ facilmente comprensibile come l’incidenza del canone di depurazione sulle bollette sia piuttosto rilevante (nel primo caso – 50 mc. di consumo annuo – il risparmio complessivo è di euro 30,15 annui) e quindi come fosse giusto arrivare a questa importantissima decisione della Corte Costituzionale non solo per una questione di legalità e corretta applicazione delle norme ma per porre fine ad un indebito ed ingiustificato arricchimento da parte dei gestori del servizio (molto spesso a capitale interamente o quasi interamente pubblico) che si è perpetrato per un periodo di tempo talmente lungo da permettere a questi soggetti di accumulare risorse più che sufficienti a costruire questi attesi depuratori.
Ma non disperiamo perché forse questi mancati introiti costringeranno chi di dovere ad accelerare i tempi della loro realizzazione per tornare ad incamerare quelle risorse sempre più necessarie per il mantenimento della “res publica” perennemente in….(è proprio il caso di dirlo)…bolletta!
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