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martedì 26 febbraio 2008

Class action all'amatriciana

Se pensiamo alle norme contenute nell’ultima legge finanziaria ed alle perplessità che hanno seguito molte di queste, si può ritenere quella relativa alla cosiddetta “class action” (tradotto “azione collettiva”) una delle migliori se non la migliore in assoluto. Le palesi contraddizioni e modalità di attuazione che la contraddistinguono, tuttavia, non permettono di paragonarla a quella prevista dal diritto anglosassone.
Infatti ci troviamo di fronte ad un primo passo, sia pure significativo, per consentire quell’azione collettiva risarcitoria che così bene era stata descritta nel film “Erin Brockovich” magistralmente interpretato da Julia Roberts.
Il fatto che nel procedimento siano previsti due giudici (dei quali il primo deve esclusivamente decidere sul diritto al risarcimento ovvero all’indennizzo da parte dei ricorrenti, mentre il secondo dovrà quantificare questi ultimi) è infatti una notevole limitazione delle possibilità che la class action permetterebbe ai consumatori. Con tale meccanismo, si potrebbero creare le condizioni per cui ad un primo ricorso collettivo, gestito dalle associazioni o da rappresentanti di singoli interessi all’azione di risarcimento capace di portare al riconoscimento del diritto ad ottenerlo, si debba (in questo caso individualmente) ricorrere ad altro giudice per la quantificazione e la liquidazione del danno. Analogamente, ma questo sarà chiarito con il tempo, dovranno essere stabilite le modalità di adesione degli utenti/ricorrenti alla “class action”, onde evitare che le procedure siano soggette ad impugnazione della controparte citata in giudizio.
Come si può capire, quindi, ci troviamo di fronte ad un provvedimento molto “all’italiana” o come detto nel titolo “all’amatriciana”. Tuttavia, pensando alla bontà del tipico piatto di “bucatini”, possiamo anche sperare che alla lunga diventi un buon provvedimento al quale, in tutti i casi, dovrebbe corrispondere un miglioramento del comportamento di aziende (ad esempio bancarie, telefoniche, etc.) che fino ad oggi hanno anteposto i propri interessi economici alla tutela del consumatore.

lunedì 4 febbraio 2008

Contatori del gas fasulli

Si estenderà a tutta Italia l’inchiesta della magistratura?
La notizia (riportata su alcuni quotidiani del 29 Gennaio u.s. – ndr) è questa: “nell’ambito di un’indagine della Magistratura su presunte truffe che coinvolgono aziende fornitrici del gas la Guardia di Finanza sequestra 120 contatori.”
Il motivo di questa clamorosa decisione deriva dal funzionamento non corretto di questi contatori – meglio di questo tipo di contatori – che indicherebbero un consumo superiore fino al 15% di quello reale con un danno economico notevole per le famiglie interessate.
Se da parte delle aziende coinvolte si tenta di minimizzare l’accaduto attribuendo ai soli contatori di vecchio tipo – detti a “membrana naturale” – da parte di alcuni organi di stampa e delle associazioni di consumatori si esprime la preoccupazione che, al contrario, la segnalazione di consumi superiori al reale possa riguardare milioni di contatori e, di conseguenza, milioni di famiglie italiane.
Da molto tempo questa preoccupazione era stata espressa da associazioni di consumatori e, almeno per quanto ci riguarda, anche da alcuni amministratori condominiali. Tuttavia le aziende fornitrici del servizio, forti del resto di una sorta di monopolio assoluto (ora parzialmente scalfito dalle liberalizzazioni) e di regolamenti del tutto unilaterali nella formalizzazione di diritti e doveri, hanno sempre ritenuto giustificato, e per loro giustificabile, un margine di errore intorno al 6%. Conti alla mano, quest’ultimo rappresenta già una spesa considerevole per il consumatore che, oltre al danno di sborsare cifre esorbitanti del prodotto si deve accollare anche la beffa del sovrapprezzo stabilito dal signor Contatore che ha deciso di “guadagnare” (diciamo così) qualcosa di più. E se questo accade per il gas, cosa sarà mai per i contatori dell’acqua (altro enorme mistero e strumento “tollerante” per percentuali che in soldi sono importanti) e per quelli dell’energia elettrica? Sembra difficile sperare che una volta tanto qualcuno si preoccupi degli interessi del consumatore.
Fortunatamente, mi verrebbe da dire, uno dei provvedimenti adottati dal governo – ora ex – consente, sia pure con molte perplessità da parte nostra in relazione a limitazioni abbastanza rilevanti nella possibilità di agire, di procedere con la “class action”: un’azione collettiva di risarcimento nei confronti dei responsabili di truffa ai danni dei consumatori che sarebbe una delle prime nel nostro paese e che potrebbe interessare, se alcuni dati fossero confermati, quasi 5 milioni di misuratori ed un numero più consistente di cittadini, considerando che fra questi contatori sotto accusa vi sarebbero anche quelli condominiali.
Ovviamente, Confedilizia farà la sua parte e seguirà gli sviluppi dell’inchiesta proponendosi, se necessario, quale punto di riferimento dei propri iscritti per l’eventuale azione di richiesta di risarcimento dei danni.