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venerdì 9 gennaio 2009

Barriere architettoniche in Condominio

Perché non cominciano le Regioni ad agevolare gli interventi?
Esaminare il problema dell’abbattimento delle barriere architettoniche in condominio è piuttosto difficile: se da una parte la questione che andiamo a trattare può sembrare ad un esame superficiale estremamente semplice, al contrario affronta uno dei problemi più complessi della vita condominiale. Diventa pertanto molto complicato suggerire soluzioni, od almeno contribuire a farlo, al grande e complesso tema della disabilità – da quelle temporanee (come ad esempio una persona con traumi agli arti od una donna in stato interessante) a quelle più complicate e permanenti (derivanti da malattie degenerative o quant’altro) che costringono all’uso di supporti particolari come le carrozzine ovvero quelle legate all’età avanzata.
Attualmente nel nostro paese le norme di riferimento principali sono contenute nella legge 13/89 che ha il grosso, enorme inconveniente che sostanzialmente la soluzione del problema dell’abbattimento delle barriere architettoniche in condominio viene a gravare sul soggetto debole o più debole che è il disabile.
Infatti, in presenza di interventi volti all’abbattimento delle barriere architettoniche, mentre le norme consentono di assumere la decisione con una maggioranza semplice – per far capire a chi non è molto esperto delle leggi che regolano la vita in condominio con la maggioranza degli intervenuti all’assemblea che rappresenti un terzo del valore dell’edificio – prevedono anche che ciascuno dei condomini possa estraniarsi dalla spesa non essendo obbligato il dissenziente alla contribuzione della quota parte di sua spettanza.
Questo fa sì, nella pratica quasi costante, salvo rare eccezioni, che la maggior parte dei componenti il condominio si estranei dalla spesa, lasciando il solo disabile - con l’aiuto, nella migliore delle ipotesi, più una parte esigua di condomini – ad affrontare economicamente la soluzione di un problema enorme (ad esempio si pensi quanto sia onerosa l’installazione di un ascensore piuttosto che un servo scala) pena l’impossibilità di entrare ed uscire senza impedimento dalla propria abitazione mantenendo così il proprio diritto ad una vita sociale attiva ed a rapporti interpersonali del tutto normali.
A poco serve far capire ai condomini che in un paese come il nostro, destinato ad un costante e progressivo invecchiamento, questo problema non interessi solo i disabili che sono costretti in carrozzella ma tutti gli anziani ai quali è necessario garantire la possibilità di vivere in condizioni normali mantenendo il loro livello di rapporti sociali, fatto anche di una vita di relazione che si mantiene anche, per non dire soprattutto, nei momenti dedicati alla spesa piuttosto che agli incontri durante le passeggiate per strada o nei giardini pubblici.
Quando si crea l’impossibilità per disabile o dell’anziano di condurre questa vita di relazione si creano le condizioni di isolamento dei soggetti all’interno della propria abitazione con una progressiva diminuzione della capacità motoria e l’insorgere di altri problemi di carattere psicologico che costringono il sistema sanitario nazionale ad affrontare la questione mettendo a disposizione assistenti sociali e personale di ausilio a queste persone che gravano in modo notevole sulla spesa pubblica, anche quella locale.
Allora, diventa necessario fare in modo che i contributi previsti dalle normative vigenti, ed erogati dalle regioni, siano finalizzati ad incentivare l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici con sistemi diversi da quelli attuali, previgenti la possibilità di accesso da parte dei condominii solo se la pratica viene presentata da un soggetto che si trovi nelle condizioni di averne titolo, andando poi in graduatoria secondo la propria capacità reddituale. E’ evidente che ci troviamo di fronte ad un sistema di erogazione che penalizza gli interventi realizzati negli edifici, che sono ovviamente rivolti ad una molteplicità di soggetti e non ad un singolo individuo. Pertanto, o l’amministratore, o chiunque lo rappresenti, cerca all’interno dell’edificio colui o colei che abbia diritto ad ottenere il contributo e che abbia inoltre la situazione reddituale migliore ai fini dell’ottenimento del contributo stesso, oppure rischia di non ottenere il beneficio, con l’ovvio risultato di disincentivare l’eventuale volontà di collaborazione degli altri condomini.
Una normativa che potesse stabilire una graduatoria particolare per i condomini o che, in alternativa, prevedesse un calcolo particolare del reddito da indicare nelle pratiche, sarebbe di notevole aiuto per tutti quegli amministratori che, nel campo specifico dell’eliminazione delle barriere architettoniche, si sono impegnati e si impegnano essendo consapevoli del ruolo sociale che possono svolgere nell’esercizio della propria attività professionale.

lunedì 14 gennaio 2008

Il condominio e le barriere architettoniche

Auspicabile la solidarietà condominiale in aiuto dei più deboli
Spesso nell’attività dell’amministratore di condominio sono pochi i momenti di vera e propria soddisfazione ed altrettanto limitati quelli in cui il proprio lavoro ha un senso ed una validità sociale. Uno di questi è quando circostanze favorevoli, non sempre ottenibili nell’ambito condominiale (frequentemente soggetto ad interessi del singolo più che a quelli della collettività), consentono all’amministratore di risolvere i problemi derivanti dall’esistenza di barriere che rendono difficile l’uso delle parti comuni dell’edificio ed in modo particolare in quelli realizzati prima dell’emanazione di leggi che finalmente, anche se non compiutamente, hanno preso in esame anche questo tipo di problema.
Eppure, basterebbe riuscire a comprendere che sono incluse nel concetto di disabilità le situazioni inerenti persone anziane, donne in stato di gravidanza, coloro che sono reduci da interventi chirurgici (in particolare agli arti) in conseguenza di incidenti di qualsiasi genere ed in definitiva a tutti quelli che, sia pure momentaneamente, si trovano nella condizione di non poter usufruire della completa facoltà motoria.
Pensiamo a quanto diventi difficile vivere in un edificio dove non esista l’impianto di ascensore e quanto ciò si possa tradurre, per le persone anziane, nell’impossibilità di mantenere una vita sociale attiva e, di conseguenza, provocare un progressivo isolamento all’interno dell’abitazione rendendo necessario l’intervento delle strutture pubbliche per un aiuto pratico (la spesa giornaliera, il ritiro della corrispondenza, lo svolgimento di pratiche burocratiche, etc.)
La stessa difficoltà, sia pure in proporzione ridotta, si verifica quando esistono scale che rendono difficile entrare e/o uscire dal proprio appartamento trasformandosi in vere e proprie montagne dalle cime irraggiungibili per chi ha difficoltà motorie.
Un semplice monta-scale potrebbe aiutare a superare l’ostacolo, ma, più spesso di quanto si creda, la mancanza di sensibilità e l’assenza di solidarietà (sbandierata a parole ma non nei fatti) ne rendono difficile l’installazione, a meno che la relativa spesa non sia assunta direttamente dal disabile.
In direzione di un intervento davvero efficace sul problema, sarebbe opportuno riempire un vuoto legislativo che allo stato attuale semplifica la possibilità di realizzazione per l’aspetto normativo, ma non si occupa affatto delle questioni inerenti la parte economica.